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di Valentina Reggiani


Il Resto del Carlino, 16 novembre 2021

 

Un accordo sottoscritto dall'Ausl con la Casa Circondariale prevede la presa in carico da parte di un'equipe specializzata. Una seconda possibilità per riuscire a capire i gravi reati commessi ma anche a cambiare, prevenendo così in futuro ulteriori comportamenti violenti.

È questo lo scopo del percorso di recupero psicologico e sociale rivolto ai detenuti autori di reati a sfondo sessuale, maltrattamenti di genere e stalking. Per la prima volta Ausl e la casa circondariale Sant'Anna hanno firmato un protocollo di trattamento psicoterapeutico e psico-educativo rivolto ai detenuti. Il modello di trattamento applicato fa tesoro e applica l'esperienza del Centro Ldv (Liberiamoci dalla Violenza) dell'Ausl che dal 2011 - utilizzando l'approccio metodologico adottato dal Centro norvegese Atv di Oslo, il primo del suo genere in Europa - prende in carico autori di violenze.

In sostanza attraverso il progetto in questione - l'adesione allo stesso, da parte dei detenuti, è volontaria - sarà programmato il trattamento dei detenuti al fine di una loro riabilitazione sociale, puntando ad una riduzione del rischio di ricaduta criminale e, in particolare, alla tutela della società. Giorgia Pifferi, direttore del servizio di psicologia clinica e di comunità dell'Ausl sottolinea come sia fondamentale aver messo in collaborazione tante figure professionali che operano in carcere.

"Il tipo di lavoro che verrà svolto per il recupero dei sex offender è anche un lavoro più generale rispetto all'idea di poter procedere con una formazione e attività specifiche rivolte a tutto il personale, operatori sanitari e polizia penitenziaria". La formazione prenderà il via a novembre. I detenuti che stanno scontando una pena al Sant'Anna per questo genere di reati e persone in attesa di giudizio sono circa un centinaio. I detenuti che hanno una definizione della pena sono circa settanta.

"Il percorso è già attivo - spiega Paolo De Pascalis, psicologo e psicoterapeuta del dipartimento di salute mentale e dipendenze patologiche dell'Ausl - seguiamo anche persone accusate di maltrattamenti di genere o stalking. Si tratta di colloqui individuali per verificare l'assunzione di responsabilità rispetto al reato per il quale stanno scontando la pena. Una possibilità di attivare un processo di cambiamento per far sì che, una volta in libertà - questa è una speranza - non si verificheranno più comportamenti come quelli per i quali stanno scontando una pena".

De Pascalis spiega come la disponibilità dei detenuti sia buona: "È la prima volta forse nella loro vita che viene offerto a queste persone di potersi mettere in discussione rispetto a quanto accaduto". Il percorso riabilitativo prevede la presenza e l'intervento di un'equipe di operatori dell'area socio-sanitaria opportunamente formati. Il lavoro di recupero inizia con una fase di selezione e valutazione preliminare degli utenti, sia uomini che donne, autori di reati a sfondo sessuale o di maltrattamenti legati al genere, frutto del confronto con gli educatori dell'istituto penitenziario. Nell'individuazione del caso vengono tenuti in considerazione tre fattori: ammissione o parziale ammissione del reato commesso, riconoscimento delle proprie responsabilità e fragilità, disponibilità di partecipare ad un percorso di trattamento psicoterapeutico e psico-educativo.