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di Valentina Reggiani

Il Resto del Carlino, 9 marzo 2025

L’8 marzo del 2020 persero la vita otto detenuti durante una rivolta all’interno del carcere. La protesta scoppiò per la paura dei contagi da Covid e per il divieto dei colloqui con i familiari. Passerà alla storia come la strage più grave mai avvenuta nelle carceri italiane. Ancora oggi se ne parla nelle aule dei tribunali, nonostante il fascicolo sia stato archiviato. Resta aperto, infatti, quello sulle presunte torture ai danni di detenuti ma nessuno potrà dimenticare come, cinque anni fa, l’8 marzo del 2020 nel corso di una maxi rivolta nel carcere modenese del Sant’Anna persero la vita otto detenuti. Le autopsie confermarono come i decessi furono legati all’assunzione smodata di farmaci dopo l’assalto alla farmacia del carcere. La rivolta prese le mosse a Modena come in altri penitenziari a seguito dell’avvento del Covid e della comprensibile paura provata dai detenuti. Pende però ancora un ricorso alla Corte Europea contro quell’archiviazione.

Intanto Modena ricorda l’anniversario della strage con due giorni di appuntamenti: oggi alle 10.30 è previsto un presidio con deposizione di rose nel piazzale del carcere. Alle 16 nello spazio sociale anarchico Libera, invece, è prevista la proiezione del documentario ‘Noi non archiviamo’, seguito da un dialogo tra Fausto Gianelli e Sara Manzoli. Alle 18, ‘Giustizia & Cultura’ a cura dell’attore Alessandro Bergonzoni e dell’avvocato Luca Sebastiani, che ha seguito il caso per la famiglia di un detenuto. “Sono passati cinque anni da quel giorno. Il giorno che dedichiamo a festeggiare le donne, cinque anni fa coincideva di fatto con il giorno di applicazione del primo “d.p.c.m.”, quello che ricorderemo sempre con la parola “lockdown” - afferma Sebastiani. Ma quel giorno, a distanza di anni, perlomeno da chi ha una sensibilità più spiccata, non viene ricordato per quello. Tendiamo sempre a dimenticare le ricorrenze negative, salvo se c’è qualcuno che tenda a farcele ricordare. È per questo che, per la prima volta, parteciperò ad un evento commemorativo organizzato dal Comitato Verità e Giustizia per le morti del Sant’Anna. È per questo che oggi, voglio ricordare quel giorno, distante oramai cinque anni, per quanto accaduto nelle carceri italiane: morirono in tutto 13 ragazzi, 8 solo a Modena, in quella che ad oggi ricorderemo come la più grande tragedia all’interno di un carcere che la storia dell’Italia repubblicana abbia mai visto. Se le diverse vicende processuali che ne sono scaturite hanno, ad oggi, esiti processuali incerti e per certi versi contraddittori, oggi, credo che sia l’occasione giusta per ricordare quei ragazzi che sono morti, troppo giovani, mentre erano affidati nelle mani dello Stato. Uno di questi, l’unico che conoscevo prima, era Hafedh - afferma ancora il legale. Un ragazzo brillante, poco più che trentenne che aveva tanta voglia di vivere”.