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Il Resto del Carlino, 2 settembre 2020


Le prime perizie depositate dai consulenti nominati dalla procura confermerebbero il decesso per overdose dei detenuti. Litri di metadone ingurgitati dopo il saccheggio nella farmacia del carcere. Non vi sarebbero segni di violenza sulle cinque salme.

Ma questa è solo una parte della "storia": in questi giorni altri detenuti hanno parlato di violenze inaudite avvenute durante la nota rivolta dello scorso 9 marzo al Sant'Anna ma ancora nulla si sa delle perizie sulle salme degli altri quattro carcerati; deceduti durante il trasporto negli altri penitenziari italiani o all'interno delle stesse celle.

"Sulla vicenda sono in corso indagini - ha chiarito il procuratore Giuseppe Di Giorgio - chiaramente verranno esaminati tutti gli aspetti legati alle cause del decesso. Abbiamo intanto i risultati delle prime perizie legate ai detenuti deceduti in carcere; i documenti sono stati messi a disposizione delle parti in questi giorni. Ovviamente è in corso la ricostruzione della dinamica dei disordini; una dinamica complessa - sottolinea Di Giorgio - perché la ricostruzione della stessa non è semplice.

Ovviamente la procura prende atto delle notizie diffuse in queste ore e che riguardano un detenuto deceduto altrove; ove ci arrivassero elementi specifici provvederemo ad integrare i fascicoli. Le consulenze hanno confermato le prime conclusioni che il medico legale aveva ipotizzato prima dell'analisi dei tessuti: la causa esclusiva del decesso è l'abuso di sostanze stupefacenti e non sono stati riscontrati segni di violenza sul corpo.

Il consulente medico ha depositato in questi giorni la relazione conclusiva - conferma il procuratore - e gli accertamenti sono stati svolti in forma garantita, ovvero con l'invito alle parti a partecipare con propri consulenti". Alcuni giorni fa, però, due detenuti hanno denunciato di avere subito "abusi" al Sant'Anna e che le persone decedute nel trasporto verso altri penitenziari subito dopo la rivolta non sarebbero state visitate dai medici prima di essere trasferite altrove, nonostante stessero male.