di Jacopo Gozzi
Il Resto del Carlino, 16 maggio 2026
Nella parrocchia è stato aperto un nuovo spazio contro l’emarginazione e la fragilità “Qui si possono trovare prodotti cucinati in carcere, avviati percorsi di recupero sociale”. Nella parrocchia di Santa Rita la tavola si trasforma in uno spazio di condivisione per promuovere il reinserimento sociale delle persone detenute e di coloro che vivono in situazioni di restrizione della libertà. Nasce con questa idea lo spazio cucina di Santa Rita, che è stato inaugurato giovedì nell’ambito del progetto ‘Fuori dalle Mura’, realizzato dal Servizio Caritas con il sostegno della Fondazione di Modena e la collaborazione della parrocchia ospitante.
La direttrice del Servizio Caritas, suor Maria Bottura, ha sottolineato come questa iniziativa si inserisca nel percorso che la Chiesa di Modena porta avanti da anni all’interno della Casa circondariale Sant’Anna, ricordando anche le future attività che troveranno spazio nella struttura. “Questo spazio - ha spiegato la direttrice - potrà diventare un luogo di incontro, relazioni e progetti. Qui si potranno assaggiare i prodotti realizzati in carcere e avviare attività dedicate a persone impegnate in percorsi di reinserimento e di uscita da situazioni di fragilità. Sarà anche uno spazio di incontro e confronto sul significato dell’accompagnamento delle persone più fragili. Perché lavorare accanto a chi vive in una condizione di difficoltà non può ridursi all’assistenzialismo, ma deve tradursi in un cammino di crescita e valorizzazione”.
Per il vicario generale dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola, Giuliano Gazzetti, luoghi di aggregazione come la neonata cucina di Santa Rita, sono un segno importante per la società. “L’attenzione all’altro - ha detto Gazzetti - è una sfida decisiva. Oggi parliamo di una forma di accoglienza che si realizza intorno a un tavolo e rappresenta un segno fondamentale per un territorio che ha bisogno di incontrarsi, guardarsi in faccia, vedere volti e instaurare quelle relazioni positive che sono rese possibili soltanto attraverso momenti di condivisione. Questo obiettivo fa parte della missione della diocesi e della Chiesa. La via dell’amicizia, di cui c’è tanto bisogno nelle nostre comunità e nella società, è una risorsa per tutti”.
Un progetto che si inserisce nel solco di iniziative più ampie dedicate al riconoscimento della dignità delle persone detenute, sostenute dalla Fondazione di Modena. “Questo percorso - ha sottolineato Silvia Menabue, del consiglio di amministrazione di Fondazione di Modena - si inserisce in una più ampia collaborazione all’interno del tavolo di coordinamento delle associazioni di volontariato che operano in carcere e della Caritas diocesana. Riteniamo che una comunità si misuri anche dall’inclusione sociale e dall’attenzione alle fasce di fragilità e marginalità”.
Presente al taglio del nastro anche la vicesindaca di Modena, Francesca Maletti, che ha ricordato come tale progetto rappresenti un supporto decisivo per le iniziative proposte dall’amministrazione. “Le istituzioni - ha spiegato la vicesindaca Maletti - devono fare il loro dovere, ma da sole non bastano. Per questo è fondamentale disporre di spazi e progetti capaci di favorire incontro, socialità e condivisione”.










