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di David Marceddu

rainews.it, 13 febbraio 2026

Presunte torture nella rivolta in carcere nel 2020, presentata nuova memoria. In tribunale si discute la nuova richiesta di archiviazione presentata dalla procura dopo il supplemento di indagini. Udienza rinviata a fine marzo. Una memoria legale con nuove prove che confermerebbero violenze gratuite e pestaggi. E’ quella presentata oggi (12 febbraio) dagli avvocati che assistono i 30 detenuti che avevano denunciato presunte torture e lesioni da parte della polizia penitenziaria nel carcere di Modena durante la rivolta dell’8 marzo 2020, all’inizio del lockdown Covid. I legali, tra cui quelli della associazione Antigone, attiva nei diritti delle persone ristrette, sono andati davanti al giudice per le indagini preliminari per opporsi alla seconda richiesta di archiviazione presentata dalla Procura della Repubblica. Già nel nel 2024 il Gip aveva rigettato una prima richiesta e chiesto ai Pm di indagare ancora. Ma nonostante gli approfondimenti il procuratore Masini e le Pm De Santis e Graziano hanno deciso nell’estate 2025 di chiedere una seconda volta di archiviare tutto. Impossibile - sostengono - accertare il nesso causale tra lesioni dei detenuti e condotte illecite degli agenti. Inoltre i reclusi sarebbero inattendibili.

L’udienza di oggi davanti alla gip di Modena è iniziata ma subito rinviata al 30 marzo. 90 in tutto gli agenti della penitenziaria indagati. Per i loro avvocati tutte le indagini hanno dimostrato l’infondatezza delle accuse. Quel giorno morirono nove reclusi, ma queste morti sono state già archiviate dal gip come frutto di overdose di sostanze dopo il saccheggio della farmacia del carcere. La famiglia di uno di loro però ora si è rivolta alla Corte europea per i diritti dell’uomo. Dopo 6 anni nulla si sa invece dell’inchiesta relativa alla organizzazione della rivolta.