di Giulia Beneventi
Il Resto del Carlino, 15 luglio 2021
Sebastiani, avvocato del detenuto che ha denunciato torture al Sant'Anna: "Fatti gravissimi". Antigone: "Vogliamo tutta la verità". Ora che un altro fascicolo sul carcere di Sant'Anna è stato aperto "confidiamo sul fatto che ci sarà massima attenzione da parte della Procura", ancora di più "dopo le immagini che abbiamo visto a Santa Maria Capua Vetere".
A parlare è Luca Sebastiani, avvocato difensore di un detenuto del carcere modenese che ha presentato un esposto a febbraio, denunciando di aver subito torture fisiche all'interno della struttura. "L'ha depositato lui direttamente - riferisce sempre l'avvocato - e in quell'occasione mi ha conferito mandato difensivo". Il detenuto ha raccontato di essere stato pestato dalla polizia penitenziaria e di aver assistito a sua volta a pestaggi di altri carcerati. "I fatti denunciati sono gravi, così come le lesioni certificate e riportate dal mio assistito" continua Sebastiani, che non intende però sbilanciarsi oltre - anche perché non è tutt'ora chiaro a che punto siano le indagini. Quel che è certo è che questo secondo fascicolo può cambiare la prospettiva sui fatti di marzo 2020.
Era l'8 marzo, la pandemia aveva appena iniziato a riverberare i suoi effetti sulla popolazione. Fu questa la miccia che fece accendere la rivolta, le tensioni legate alla diffusione del virus. Nove persone persero la vita ma le indagini interessarono otto decessi (uno avvenne in un secondo momento, quando il detenuto era già stato trasferito ad Ascoli Piceno). Tutti morti per overdose di farmaci, dopo aver preso possesso dell'infermeria durante i disordini: così si chiuse l'inchiesta. Un esito che ha scatenato il dissenso dell'associazione Antigone, istituita nel corso dell'ultimo anno dai familiari dei carcerati, nonché dei legali delle vittime e dal garante dei detenuti. Secondo loro quel giorno, tra le mura di Sant'Anna, deve essere successo ben di peggio.
"Questo secondo fascicolo prova che non si sa tutto di quell'8 marzo - dice Alice Miglioli, portavoce di Antigone -. Conferma anche tutte le testimonianze raccolte nell'ultimo anno. Se poi dovesse portare a una riapertura delle indagini sui decessi avvenuti nella rivolta, sarà solo il tempo a dimostrarlo". Senza dubbio, considera sempre Miglioli, "alcune cose emerse di recente assumono più risonanza, prima tra tutte la valutazione del medico legale su alcune autopsie, a suo parere, svolte in modo frettoloso e superficiale".
"Nel caso specifico è importante capire cosa si vede dalle telecamere - valuta invece Simona Filippi, legale rappresentante dell'associazione -. Negli atti da noi visionati in passato, vengono fatti dei riferimenti alle registrazioni video. Riconoscere che esiste concretamente un clima di tensione e violenza, metterebbe i fatti di marzo 2020 sotto tutt'altra luce".
In quanto accaduto poi a Santa Maria, dove ieri si sono recati anche il premier Draghi e il ministro Cartabia, c'è una differenza. "Un elemento importante - spiega - ossia che a Santa Maria la polizia è intervenuta il giorno dopo, a Modena l'eventuale azione di violenza è stata in concomitanza rispetto alla rivolta, che per altro è stata più articolata. Senza dubbio poi l'approccio della procura è stato del tutto sbagliato".










