di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 8 giugno 2021
Familiari delle vittime e associazioni si sono opposte alla richiesta di archiviazione. Ieri il giudice si è riservato. "Nel carcere di Modena, quel maledetto 8 marzo, sono morte 9 persone. Persone che erano private della libertà personale e sottoposte alla tutela e cura dello Stato, morte perché hanno avuto facile accesso ad una smisurata quantità di metadone custodito nella farmacia del carcere. In qualità di legale dei familiari, ma prima ancora di singolo cittadino, non posso non chiedermi se tale tragedia poteva essere evitata".
Così l'avvocato Luca Sebastiani dopo l'udienza di ieri mattina in tribunale a Modena, in cui il gip Andrea Romito si è riservato in merito alla decisione se archiviare o meno le indagini relative ai decessi di nove detenuti, avvenuti l'8 marzo dello scorso anno nel corso della maxi rivolta al carcere Sant'Anna. A chiedere l'archiviazione sono stati i pm Francesca Graziano e Lucia De Santis dopo che gli esiti degli esami autoptici sulle salme hanno confermato come i decessi dei detenuti fossero legati ad overdose da metadone e psicofarmaci.
Ad opporsi all'archiviazione del caso, invece, l'avvocato Luca Sebastiani per il padre e il fratello di Hafedh Chouchane, l'avvocato Giampaolo Ronsisvalle per il garante nazionale dei detenuti e il legale Simona Filippi per l'associazione Antigone. "Abbiamo voluto porre l'attenzione su due grandi tematiche dirimenti in questa vicenda - sottolinea Sebastiani - le modalità di conservazione del metadone, presente in così larga scala e risultato troppo facilmente accessibile dai detenuti, che ne erano dipendenti, ma anche il colposo ritardo nei soccorsi ad Hafedh, uno dei detenuti deceduti - diverse ore dopo l'assunzione del farmaco - che ha impedito di salvargli la vita".
Nell'opposizione alla richiesta di archiviazione si parla anche di "dubbia gestione dei soccorsi" e autopsie eseguite "a metà". "Lo Stato aveva in custodia i detenuti e lo Stato avrebbe dovuto fare di tutto per tutelarli e garantire la loro incolumità", sottolinea Sebastiani.
Ieri mattina, durante l'udienza il comitato Verità e Giustizia, insieme ad alcuni cittadini e attivisti ha dato vita ad una manifestazione davanti al tribunale, chiedendo appunto che venga fatta luce sui decessi. Sara Manzoli, membro del Comitato Verità e Giustizia ha sottolineato che "nel giro di un anno non si possono archiviare le indagini su tanti morti.
A fine giugno avvieremo una raccolta fondi per il rimpatrio della salma di Hafedh Chouchane in Tunisia, al momento seppellita a Ganaceto. C'è un accordo tra Tunisia e Italia per i rimpatri ma, a causa dell'emergenza Covid, nulla è stato fatto - aggiunge - e i parenti di Chouchane sperano di poter presto riavere la salma in patria".











