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La Gazzetta di Modena, 8 febbraio 2021


In piazza Grande il comitato che vuole avere giustizia sui decessi dell'anno scorso "Le istituzioni sono silenti. Vorremmo un consiglio comunale straordinario".

"Di botte ne hanno prese tante, non saranno quelle che verranno a fargli paura". In piazza Grande risuona una voce attribuita al fratello di un detenuto modenese trasferito ad Ascoli. La testimonianza è riportata dal comitato "Verità e giustizia per la strage di Sant'Anna". Il gruppo sta costruendo un mosaico sulle nove morti dell'8 marzo scorso carcere. "Quanto è stato detto all'inaugurazione dell'anno giudiziario ci è sembrato imbarazzante - critica Alice Miglioli, tra i portavoce del comitato - Si sono affrettati a mettere a tacere le testimonianze di quanto sta uscendo".

Testimonianze come quella rivendicata ieri dal comitato. "La Procura ha accertato che i nove detenuti sono deceduti per l'assunzione di sostanze stupefacenti - ha sottolineato Giovanni Salvi, procuratore generale della Cassazione, all'inaugurazione dell'anno giudiziario - sottratte dalla farmacia e non per violenze esercitate nei loro confronti". Immediato il supporto del sindacato Uilpa: "Queste parole restituiscono dignità e orgoglio al Corpo di Polizia Penitenziaria".

"I detenuti venivano trattati come bestie - la replica che arriva dalla piazza - Prima lasciati a loro stessi e poi brutalmente picchiati e uccisi di botte". "Il comitato chiede al sindaco di Modena la convocazione di un consiglio comunale straordinario per il giorno 8 marzo, nell'anniversario della strage - la proposta lanciata ieri - affinché le istituzioni, finora tristemente silenti, si uniscano alla richiesta di verità". Una richiesta estesa alla città: "Alla società civile modenese, agli intellettuali, al mondo accademico, alle organizzazioni sindacali e associative".

Tra domenica 7 e lunedì 8 marzo saranno organizzate iniziative davanti al carcere e in altri luoghi cittadini. Il comitato sta ricostruendo la rete solidale di contatti di detenuti trasferiti dal Sant'Anna. Non sono in cantiere indagini sui presunti legami tra la criminalità organizzata e le rivolte su scala nazionale. "Quelle rivolte erano dettate dalla paura del contagio che in carcere è assolutamente reale", testimonia Miglioli.