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di Valentina Reggiani


Il Resto del Carlino, 9 giugno 2021

 

I parenti di alcune vittime chiedono al giudice di non archiviare. "Poco prima di morire aveva subito un trauma contusivo al volto di non scarsa entità ma erroneamente non è stata compiuta l'autopsia sul cadavere". "I detenuti erano arrivati in carcere ma non erano stati visitati: dormivano". Sono alcune delle circostanze - non di poca importanza - messe nero su bianco nell'opposizione alla richiesta di archiviazione delle indagini relative ai decessi di nove detenuti, avvenuti l'8 marzo dello scorso anno nel corso della maxi rivolta al carcere Sant'Anna.

Lunedì il gip Andrea Romito si è riservato in merito alla decisione se archiviare o meno il caso, come richiesto dai pm Graziano e De Santis dopo che gli esiti degli esami autoptici sulle salme hanno confermato come i decessi siano legati ad overdose da metadone e psicofarmaci. Nell'opposizione, presentata dall'avvocato Ronsisvalle per il garante nazionale dei detenuti, dalla Onlus Antigone e dal legale dei parenti di una vittima, l'avvocato Luca Sebastiani, si fa presente come sia stato escluso ogni nesso di causalità tra i decessi dei detenuti e la gestione sanitaria e penitenziaria, compresi i trasferimenti presso altri istituti di detenzione senza esplorare l'eventualità di altre cause di morte e la responsabilità connessa all'assunzione dei farmaci. Quello che si chiede è quindi un ulteriore approfondimento investigativo, in particolare per i decessi dei detenuti trasferiti in altri penitenziari e per quelli avvenuti il 10 marzo 2020, ovvero ad emergenza cessata.

Nel documento infatti vengono sottolineati episodi significativi: per quanto riguarda il decesso di uno dei detenuti, Hadidi Ghazi, viene riportata la consulenza tecnica redatta dal consulente nominato in cui si precisa che: "Non è stata erroneamente compiuta autopsia sul cadavere. È dunque palese che Hadidi poco prima di morire aveva subito un trauma contusivo al volto di non scarsa entità: da qui il quesito se non vi fosse stato anche un trauma encefalico che avrebbe potuto condurre ad una commozione o ad un'emorragia cerebrale che può portare al decesso in un arco di tempo anche di ore e con sintomi confondibili con quelli dell'intossicazione. Senza l'autopsia del capo a questa domanda non si può dare risposta".

Ma non si tratta dell'unico caso: per quanto riguarda il decesso di un altro detenuto, Iuzu Arthur la consulente rileva che "L'apparenza modesta delle lesioni cutanee lasciano spazio al dubbio che vi sia stata una successione tale di colpi da produrre lesioni cerebrali che possono evolvere verso il peggio. Ma, anche in questo caso, mancando l'esame autoptico sulla testa, il dubbio non può essere fugato".