di Beppe Manni
Gazzetta di Modena, 1 novembre 2019
Pubblicazione interna per condividere i sogni di una nuova vita Trent'anni di Gruppo Carcere Città per rompere il muro della separazione. Intravvediamo il carcere di Sant'Anna, quando passiamo sulla tangenziale: una fortezza isolata alla periferia della città. Sappiamo che dentro ci sono i carcerati che "giustamente" scontano la loro pena per aver infranto le leggi.
Sono dentro al sicuro, protetti dalle sbarre per loro e per noi. Non suscitano in noi, cittadini per bene, nemmeno la pietà che siamo soliti spendere per i malati terminali, i profughi in balia delle Mediterraneo, i bambini affamati dei mondi lontani o i barboni. La loro pena, si è soliti pensare, se la sono voluta. Sgretolare queste sicurezze, rompere il silenzio che li circonda è un'operazione difficile. Il carcere di Sant'Anna è stato inaugurato nel 1991 e ha sostituito l'antico edificio di via Sant'Eufemia; ha una capienza di 369 detenuti ma al 30 settembre ne ospita 512 tra cui 31 donne (Dati del ministero di giustizia). Gli stranieri sono la maggioranza, 330. Provengono in ordine di numero dal Marocco, Tunisia, Albania, Romania, Nigeria ecc.
Eppure, da più di 30 anni il Gruppo Carcere e Città, fondato da Paola Cigarini, cerca di far cadere il muro che separa il carcere dalla città, ascoltando i carcerati e organizzando attività all'interno assieme ad altri volontari. Si lavora perché sia conosciuta all'esterno la situazione delle persone detenute, con iniziative pubbliche e articoli sui giornali. Si cercano vie alternative per il lavoro e l'inserimento nella società civile dei detenuti e finanche un dialogo tra chi ha commesso un reato e le vittime. Carcere che si apre alla Città dunque: una specie di ponte che unisce la "galera" alla cittadinanza. Perché non sia un'istituzione chiusa ma in qualche modo dialoghi con il territorio.
Nel carcere modenese è nata da qualche anno una sezione speciale che si chiama "Ulisse". Raccoglie una quarantina di ospiti che si sono resi disponibili a collaborare attivamente in diverse iniziative: scuola di inglese, teatro, corsi di formazione professionale, momenti ricreativi ecc. Da un po' di tempo con la direzione del volontario Pier Giorgio Vincenzi, è nato anche un giornale dal titolo appunto di "Ulisse", stampato in poche copie per parlare dei problemi interni. Da quest'anno ha fatto un salto di qualità. "Ulisse" diventa ufficialmente aperto a tutta la città. I carcerati raccontano se stessi e i problemi della loro detenzione per entrare in dialogo con la società. Ne vengono stampate un centinaio di copie ed è pubblicato, oltre che sul sito del Gruppo, anche all'interno del Giornale on-line MoCu Modena Cultura diretto dalla giornalista Valentina Fabbri. Il sottotitolo di questo primo numero è: "Diventare adulti in carcere".
Le testimonianze e i disegni raccontano la storia travagliata e sfortunata di dodici giovani e giovanissimi carcerati. Esprime il disagio di questi ragazzi che per una serie sfortunata di avvenimenti familiari e sociali sono entrati nella rete della delinquenza e non sono più riusciti a uscirne. Vorrebbero rifarsi una vita attraverso un lavoro, la ricongiunzione con la famiglia, una casa dove stare senza sentirsi bollati come lebbrosi. "14 anni di galera, me li sento sulle spalle. Non è facile stare dentro e più ci penso e più mi pento di quello che è successo.
Ho perso gli anni più belli della mia vita e non auguro a nessuno di non potersi permettere un sogno" (Karim Beradi). "Ho 18 anni, ci hanno tagliato le ali...vi prego vorrei poter uscire a fare un giro fuori" (Achraf Cherif). "Il recupero di un giovane non si ottiene con il carcere... lo distrugge per poi marchiarlo in modo indelebile. Bisognerebbe valutare nuove e diverse forme alternative, per renderlo consapevole dell'errore che ha commesso e del danno che ha arrecato..." (Farid e Marco). "Non so da dove cominciare ma so che sono cambiato da quando sono entrato in carcere, anche grazie a due miei amici che frequento nella sezione Ulisse. Il carcere serve se lo vuoi tu" (Ousama Lebbarà).
Giulio dopo avere raccontato la sua lunga storia iniziata a 19 anni: "Di fronte ad un adolescente è difficile dire quello che si deve fare ma vi dico... non lasciatevi trascinare per il solo brivido dell'illegale e dalla facilità della droga". "Con la nostra voce dal pianeta Carcere vogliamo fare capire alla gente fuori chi siamo veramente, come viviamo l'espiazione della pena e arriviamo a prendere coscienza dei nostri errori... abbiamo tanto da dare da raccontare e da insegnare..." (Dungaj Fatmir). "Sono Teki albanese rinchiuso nel carcere di Modena da un anno e sette mesi".
"Sono Alexander, un Rom, e mi trovo in carcere a Modena da 8 anni... avrei voluto essere diverso con un lavoro onesto e una casetta dove stare con la mia famiglia". Roberto scrive al sindaco di Modena: "In una realtà come quella di Modena... non è possibile che dentro il carcere non ci siano corsi specializzati... per aiutare i carcerati a cambiare stile di vita... occorre costruire un ponte offrendo occasioni per un cambiamento concreto per coloro che hanno sbagliato... condannati a pagare per sempre causa i pregiudizi della gente... Anche la spazzatura è diventata risorsa. Anche noi possiamo essere una risorsa economica.
Abbiamo a disposizione una enorme quantità di manodopera che no produce nulla. Il tempo da solo non guarisce". E conclude. "Signor sindaco, lei ha il dovere di preoccuparsi di tutti i cittadini, anche di quelli rinchiusi in carcere". Il nuovo "Ulisse" viene ufficialmente presentato il 4 novembre alle ore 21 in via Morandi 71 a Modena, all'interno di una iniziativa curata da MoCu. Operation Jurassic. Si potrà sfogliare e portarlo a casa per leggerlo con calma.










