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di Francesco Vecchi


Il Resto del Carlino, 14 luglio 2021

 

La procura starebbe indagando su violenze subite da un detenuto poi trasferito a Forlì che in merito ha presentato un esposto. In procura è stato aperto un secondo fascicolo dopo i tragici fatti accaduti tra l'8 e il 9 marzo del 2020 dentro al carcere di Sant'Anna, quando, a seguito di una rivolta esplosa per i timori legati alla diffusione del Covid-19 morirono nove detenuti (uno, Salvatore Piscitelli, dopo il trasferimento ad Ascoli).

Lo scorso giugno l'ordinanza del giudice per le indagini preliminari Andrea Romito respingendo l'opposizione alla richiesta d'archiviazione presentata dall'associazione Antigone, dal Garante dei detenuti e dall'avvocato dei parenti di una delle vittime, ha chiuso l'indagine principale, dove si ipotizzavano i reati di omicidio colposo e morte o lesioni come conseguenza di altro delitto. Gli otto decessi (perché sul nono, appunto, sono al lavoro i magistrati di Ascoli Piceno) sarebbero stati causati dall'asportazione violenta e dall'assunzione di "estesi quantitativi di medicinali correttamente custoditi all'interno del locale a ciò preposto", si evince nell'atto.

Le indagini hanno quindi confermato che gli otto detenuti sarebbero morti per overdose da farmaci. Ricostruzione ampiamente contestata dai legali che si sono opposti alla richiesta di archiviazione presentata dai pm; per gli avvocati in questione esistono nella vicenda zone d'ombra che chiamano in causa automaticamente la polizia penitenziaria e le forze dell'ordine intervenute per sedare la rivolta. Emerge ora l'esistenza, appunto, di un secondo fascicolo, che sarebbe stato aperto a seguito di un esposto presentato da un detenuto poi trasferito a Forlì. Nell'atto in questione vengono denunciate violenze gratuite ed immotivate.

Più nello specifico l'uomo racconta di essere stato picchiato con calci, pugni e manganellate quando stava soltanto allontanandosi dalla zona del carcere dove si era sviluppato un incendio. Una denuncia che porterebbe dunque all'ipotesi di reato di tortura, fattispecie introdotta in Italia nel 2017. Condizionale obbligatorio, però, perché in merito a quello che ipotizza la magistratura in questo secondo fascicolo a carico di ignoti e finora inedito non arrivano conferme o smentite. L'esposto di cui stiamo trattando è stato presentato in procura tra la fine di gennaio e febbraio scorsi. Il racconto che il detenuto fa di quanto avrebbe subito potrebbe quindi aprire a scenari nuovi legati alla tragedia del Sant'Anna. Scenari nuovi a livello di indagini, perché in realtà di presunte violenze avvenute in quel marzo nel pieno della pandemia già altri detenuti avevano parlato, senza però che risultassero aperture di fascicoli in merito.