di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 21 agosto 2020
Lo ha stabilito l'autopsia, che non ha riscontrato segni di percosse. Per ora c'è certezza che 5 delle nove morti tra i detenuti della rivolta al carcere Sant'Anna di Modena dell'8 marzo, sono decessi dovuti dall'overdose di metadone e psicofarmaci. Questo è ciò che risulta dai recenti referti dell'autopsia condotta dal professore Enrico Silingardi.
Non sono stati invece riscontrati segni di ecchimosi o lesioni interne ed esterne quindi non ci sono segni di percosse. Ma la vicenda non si chiude qui. Adesso si tratterà di capire come procederanno i due magistrati che seguono le indagini, ovvero Francesca Graziano e Lucia De Santis che stanno indagando sui tre filoni.
Per quanto riguarda i 4 deceduti nel trasporto in altri istituti che stavano già male per via del metadone, il procuratore aggiunto Giuseppe Di Giorgio ha confermato che sono in corso indagini, e nel caso di Sasà Piscitelli, 40enne detenuto e attore di teatro che è morto ad Ascoli due giorni dopo la rivolta, ha confermato che procede la procura marchigiana.
Si tratta infatti di ricostruire il complesso iter che ha portato Piscitelli dallo star male durante la rivolta alla presa in carico del personale in carcere. Andrà accertato se ci sia stato o meno il nullaosta della visita medica prima del viaggio sul furgone fino ad Ascoli, alla sua permanenza in cella in quel carcere al ricovero nelle ore più disperate prima del decesso. Una storia che però riguarda gli altri tre deceduti durante il trasporto nelle altre carceri. Un quesito posto da Il Dubbio fin dall'inizio, ripercorrendo i viaggi e le ore annesse per lo spostamento.
Resta aperta anche la questione delle denunce per percosse successivamente alla sedazione della rivolta. Due detenuti avevano infatti presentato esposti alla Procura di Modena denunciando di essere stati picchiati brutalmente dagli agenti.
A queste due denunce si aggiunge ora la lettera trovata dall'agenzia stampa Agi che verrà probabilmente acquisita nella quale si parlava di Piscitelli che veniva picchiato poche ore prima di morire, ma anche di altre percosse subite da altri detenuti e dall'autore stesso della lettera.
A questa lettera se ne affianca un'altra - sempre resa pubblica dall'Agi - di un altro detenuto proveniente da Modena e trasferito da un altro carcere, che in modo indipendente raccontava episodi analoghi, di essere stato spogliato e picchiato davanti a tutti e che i pestaggi sarebbero continuati anche durante il tragitto verso la destinazione con delle manganellate di agenti che avevano messo un passamontagna per non farsi riconoscere.










