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di Valentina Lanzilli

 

Corriere della Sera, 9 marzo 2020

 

La protesta partita da una sessantina di detenuti che avevano tentato l'evasione. A quasi 24 ore di distanza dalla maxi rivolta dei detenuti, partita domenica intorno alle 14, al momento i morti accertati sono sei, ma il numero è certamente destinato a crescere. La rivolta è partita domenica quando circa una sessantina di detenuti hanno messo a ferro e fuoco il carcere per tentare un'evasione di massa che non è riuscita. Alla base della rivolta la protesta per questioni relative alla protezione per il coronavirus e la sospensione delle visite, che ha interessato diversi penitenziari d'Italia. Il tempestivo intervento delle forze dell'ordine ha evitato che 500 detenuti scappassero. Dopo ore di guerriglia, quando la maggior parte delle persone erano state fermate, alcuni hanno assaltato l'infermeria e fatto razzia di metadone e altri farmaci. Gli agenti e i militari che per primi sono entrati nei locali parlano di una scena surreale e di un edificio devastato. Bottiglie di metadone per terra e persone in fin di vita, circa una ventina. Anche fonti dell'amministrazione penitenziaria confermano che i decessi sarebbero riconducibili all'uso di stupefacenti: uno morto per abuso di sostanze oppioidi, l'altro di benzodiazepine, mentre un altro detenuto è stato rinvenuto in stato cianotico, ma non si conoscono le cause del decesso. Gli altri tre sarebbero morti successivamente al trasferimento in altre carceri dopo la rivolta.

I morti, nel dettaglio - In particolare erano stati trasferiti nelle ultime ore dal carcere di Modena i due detenuti morti lunedì negli istituti di Verona e Alessandria. I reclusi - che sarebbero morti per overdose da psicofarmaci - erano stati trasferiti dopo le violente proteste che si erano verificate domenica nell'istituto penitenziario di Modena, dove si era verificato un assalto all'infermeria e da cui erano stati prelevati diversi farmaci. Il detenuto morto a Verona in realtà avrebbe dovuto raggiungere il carcere di Trento. Ma probabilmente per l'aggravarsi delle sue condizioni si era poi deciso di potarlo a Verona. Anche il detenuto morto nel carcere di Parma proveniva da Modena. Domenica, sempre a Modena, a seguito delle proteste erano morti altri tre detenuti: due per gli stessi motivi dei decessi di oggi e un altro per soffocamento a causa dei fumi provocati dell'incendio di materassi durante le proteste. Altri sei detenuti dello stesso carcere sono gravi, 4 di loro ricoverati in prognosi riservata.

Feriti - Sono 18, infatti, al momento, i pazienti trattati, la maggior parte per intossicazione. I più gravi, sei detenuti, sono stati portati ai pronto soccorsi cittadini: quattro sono in prognosi riservata, ricoverati in terapia intensiva (due al Policlinico, uno a Baggiovara e uno a Carpi). Al pronto soccorso di Baggiovara sono arrivati tre agenti penitenziari lievemente feriti e sette sanitari con ferite lievi, uno dei quali leggermente intossicato.

Le cause - Si attendono spiegazioni per quello che è accaduto. Solo domenica il sindacato della Uil aveva tuonato: «Non si dica che quanto sta accadendo è per il Coronavirus ma è con il Coronavirus perché il grave stato emergenziale che attanaglia le carceri, i detenuti e chi vi opera è in essere da troppo tempo». Anche la Cgil interviene chiedendo al governo e alle forze politiche di prendersi carico di una situazione non più rinviabile. Ora si va verso un trasferimento dei detenuti, dopo la conta dei danni, perché la struttura potrebbe non essere più idonea.

L'inchiesta - Sulla rivolta è stata aperta un'inchiesta dalla Procura di Modena. Al momento i reati ipotizzati sono resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata. Dovranno essere approfondite anche le cause della morte di tre dei sei detenuti mancati: secondo le prime informazioni, sarebbe dovuta al fatto che, durante la rivolta, si sono impadroniti dell'infermeria e hanno assunto un'overdose di farmaci.