di Giulia Bondi
rainews.it, 9 marzo 2026
Tante iniziative del comitato “Verità e giustizia per i morti di Sant’Anna” e il collettivo femminista “Non una di meno”. Per la prima volta insieme, il comitato “Verità e giustizia per i morti di Sant’Anna” e le attiviste trans-femministe di “Non una di meno” hanno ricordato il sesto anniversario della rivolta del carcere di Modena, nella quale morirono 9 detenuti. In cinquanta circa hanno partecipato, con musica e interventi. Come ogni anno, 9 rose rosse sulla recinzione del penitenziario a ricordare ognuna delle vittime: cinque morte all’interno carcere di Modena, gli altri durante i trasferimenti o all’arrivo in quelli di Verona, Alessandria, Parma e Ascoli. Tutti uccisi solo dal metadone rubato dall’infermeria, secondo la giustizia italiana che ha archiviato tutte le indagini senza individuare nessun responsabile.
La sommossa che tra l’8 e il 10 marzo 2020 devastò il penitenziario modenese fu la prima e più violenta di tante divampate in diverse carceri, tra cui Bologna, all’inizio del confinamento covid, come protesta per lo stop ai colloqui coi familiari e l’impossibilità del distanziamento. Sei anni dopo, resta aperto davanti alla corte europea dei diritti dell’uomo il ricorso della famiglia di una vittima, Hafedh Chouchane.
Il prossimo 30 marzo si discuterà in tribunale a Modena della richiesta di archiviazione di un’altra inchiesta: quella sulle presunte torture che diversi detenuti hanno denunciato di avere subito da parte di agenti penitenziari. La squadra mobile, coordinata dalla Procura, ha indagato anche 70 detenuti che sarebbero stati i promotori della rivolta, ma a sei anni di distanza quelle indagini sembrano non essersi mai concluse, né con richieste di rinvio a giudizio, né di archiviazione.










