di Valentina Reggiani
Il Resto del Carlino, 26 settembre 2025
Tra le sbarre si è tolto la vita un 24enne: era in una cella controllata. Ha compiuto il gesto estremo in bagno. Sovraffollamento di 200 detenuti. È successo ancora e ancora una volta è successo a Modena: un detenuto si è tolto la vita, impiccandosi nel bagno. Era ritenuto a rischio suicidio ‘lieve’, ed è proprio per questo che poche ore prima del gesto estremo è stato trasferito in una sezione speciale, in ‘accoglienza’. Nonostante la misura adottata, che prevede una maggior vigilanza, il giovane carcerato, un marocchino di 24 anni, si è tolto la vita. Era da poco in cella per il reato di maltrattamenti.
Un’emergenza nazionale quella dei suicidi nelle carceri, soprattutto in un penitenziario come quello modenese dove il sovraffollamento è ai massimi livelli e va di pari passo con la carenza d’organico. Infatti, sono stati 62 suicidi in Italia da iniziò anno, cinque dei quali a Modena: a fronte di 371 posti regolamentati sono 580 i detenuti effettivamente presenti e si ‘contano’ sessanta ‘penitenziari’ assenti a vario titolo su 238. Il giovane è stato trovato cadavere intorno alle 20 di mercoledì; aveva usato un lenzuolo come cappio e ogni soccorso è risultato vano.
A gennaio l’uxoricida 50enne Andrea Paltrinieri si era tolto la vita inalando gas da un fornellino che deteneva legittimamente in cella: quello era il terzo suicidio in venti giorni nel carcere di Modena e la procura, sul decesso, ha aperto un fascicolo così come proprio in questi giorni è scaduto il termine imposto dal gip alla Procura per effettuare le indagini supplettive circa il suicidio di Fabio Romagnoli, 40 anni, deceduto a sua volta dopo aver inalato gas da un fornellino il 20 febbraio 2023. Il gesto estremo del detenuto 24enne, dunque, segna un drammatico primato del sistema penitenziario regionale e ancora di più della struttura detentiva di Modena secondo il garante regionale per i detenuti dell’Emilia-Romagna Roberto Cavalieri. “È difficile poter contribuire in modo serio e adeguato al contrasto di un fenomeno che genera morti quando le istituzioni si trincerano dietro un inadeguato silenzio e mi riferisco all’amministrazione penitenziaria, alla sanità e alle procure che non hanno mai riferito in modo autonomo o congiunto tra loro ricostruzioni dei fatti, dinamiche e azioni di rimedio per evitare che questi suicidi si verifichino con questa frequenza, che oramai supera di gran lunga ogni statistica riferita alle persone in libertà”.
Il suicidio del detenuto di appena 24 anni al carcere Sant’Anna di Modena, “che da anni accusa questo tipo di tragedie”, è un fatto “inaccettabile, che mostra ancora una volta la gravità della situazione in cui versa la nostra casa circondariale”, affermano poi il segretario cittadino del Pd, Diego Lenzini e il consigliere comunale Luca Barbari. Secondo l’Osservatorio carcere ed informazione giudiziaria ed il Direttivo della Camera Penale di Modena Carl’Alberto Perroux: “Urge l’avviamento di percorsi assistenziali e di supporto che siano in grado di fornire l’apporto pedagogico ed il sostegno terapeutico occorrenti a chi risulta ristretto, anche mediante rinforzi di professionalità umane”.











