di Maurizio Porro
Corriere della Sera, 2 febbraio 2025
Da 28 anni Stefano Tè è regista, talent scout e ispiratore di un teatro pensato in carcere e recitato dai detenuti, attivando ogni volta un meccanismo che metta in contatto i tragici greci con i sentimenti di oggi. Nell’anno del ventennale della sua fondazione, la compagnia modenese Teatro dei Venti (“Il nome? Era un vicolo della mia Napoli, dove spirano venti contrari”), che dal 2020 ha il sostegno di Emilia-Romagna Teatro (Ert), sta preparando Trilogia dell’assedio, progetto da Sofocle (Edipo Re, Antigone) ed Eschilo (I sette contro Tebe) con la drammaturgia dello stesso Tè, di Vittorio Continelli e Azzurra D’Agostino, in scena dall’11 al 23 febbraio a Modena, con l’aggiunta di due maratone domenicali dei tre spettacoli.
Spiega il regista: “Quale può essere un’idea, una spinta comune? Credo sia l’assedio del destino, qualcosa che sembra ineluttabile, la città, la guerra, la ragion di Stato, la convenzione sociale, tutto questo rivissuto dai singoli attori che si sentono parte in causa creando ognuno un muro tra il reato e il destino, analizzando vie di fuga, l’accettazione o la ribellione. È un moto comune ai tre cast, che provano le tragedie separatamente, grazie a un bel teatrino-presidio di cento posti che ci serve per prove e riunioni, e che si confronteranno solo nelle maratone”. Tre rami della casa circondariale di Modena e della casa di reclusione di Castelfranco Emilia, maschile e femminile: scene e costumi, musiche, un lavoro complesso anche per ragioni giudiziarie e burocratiche.
“Per ora - aggiunge Tè - reciteremo alle Passioni di Modena, dodici giorni già esauriti, dopo un lungo lavoro di preparazione che nasce da un appello per partecipare. Poi, in autunno, inizieremo l’attività radunando i 50 detenuti che hanno fatto richiesta, con un laboratorio di selezione: sono loro che in qualche modo chiamano il ruolo, non viceversa. Ci sono reclusi con cui collaboriamo da dieci anni, come quello che interpreta Edipo nella tragedia (nella prima foto dall’alto, di Chiara Ferrin, un momento delle prove), anche un volto da cinema; e poi c’è un ragazzo che sarà con noi anche se è già ai domiciliari, ma ha avuto il permesso di rientrare per le prove come Eteocle nei Sette contro Tebe. Certo, ci sono imprevisti legati a cose che possono accadere d’improvviso nel carcere, a detenute che stanno finendo di scontare la pena, a stop improvvisi dei permessi... Non badiamo alla verosimiglianza dell’età, abbiamo una signora per Antigone (seconda foto dall’alto, sempre di Ferrin) ma tendiamo a premiare i detenuti con una paga”.
Tutto questo diventa positivo anche per gli altri, è come un germe che si diffonde, con uomini e donne che ripassano la parte e ne si confrontano. “Il luogo resta così felicemente contaminato da quest’esperienza, perché l’efficacia del progetto si vede quando le parti in causa remano nella stessa direzione, con la comprensione delle regole che diventano d’incanto i comandamenti del teatro”.











