di Valentina Reggiani
Il Dubbio, 17 giugno 2026
A distanza di sei anni ancora non si è concluso il procedimento che vede indagati 98 agenti della polizia penitenziaria per il reato di tortura e lesioni nei confronti di diversi detenuti del carcere Sant’Anna. Reati che sarebbero stati commessi nell’ambito della maxi rivolta in carcere dell’otto marzo 2020: in quella data morirono nove carcerati e, successivamente, alcuni ristretti denunciarono di aver subito pestaggi e soprusi. La procura di Modena, come noto, ha chiesto per la seconda volta l’archiviazione del fascicolo, ritenendo contraddittorie le dichiarazioni rese dalle presunte vittime. Il gip, dottoressa Pianezzi ieri, all’esito dell’ultima udienza, dopo la discussione delle parti si è riservata sulla decisione ed è plausibile che la sentenza arrivi dopo l’estate.
Come noto la prima richiesta di archiviazione del fascicolo era stata respinta dal giudice che aveva disposto ulteriori approfondimenti investigativi. Ultimati gli stessi, però, la procura aveva nuovamente chiesto l’archiviazione del fascicolo e ieri il giudice si è riservato nel merito. “Io e le colleghe Massari e Prati rappresentiamo numerosi agenti penitenziari - afferma l’avvocato Cosimo Zaccaria. Speriamo - con oggi - sia messa la parola fine a questa triste vicenda. I nostri assistiti non hanno commesso alcun reato, anzi.
Hanno avuto modo di salvare e proteggere soggetti inermi, aggrediti dai detenuti facinorosi e hanno impedito che la sommossa si estendesse in tutta la città. Ricordo che questa è la seconda richiesta di archiviazione a nostro favore: mi auguro sia stato tutto chiarito”, conclude. Ad intervenire anche i legali delle presunte parti offese, avvocati Sebastiani, Gamberini, Filippi, Mosini, Grenci e Renzini.
“Nel corso della discussione abbiamo ribadito come l’attività investigativa successiva imposta dall’ordinanza del Gip si sia rivelata, ancora una volta, del tutto approssimativa e senza una proiezione a un reale accertamento dei fatti - sottolineano. Emblematico è l’esame della direttrice del carcere, risolto in poche e generiche domande, tutte sul tema del funzionamento delle telecamere. Significativo che il Prefetto abbia dichiarato di non essere stato presente ai fatti, indicando nel Questore il soggetto presente sul posto, senza che tuttavia risulti essere stata disposta audizione nei confronti di quest’ultimo”.










