di Carlo Gregori
Gazzetta di Modena, 10 marzo 2022
Ufficialmente il detenuto, due anni fa, fu vittima di overdose: caso archiviato senza autopsia. Ma il medico legale del Garante scrive che subì una violenta contusione in faccia.
Due anni fa la rivolta nel carcere di Sant’Anna conclusasi con un incendio, devastazioni e nove detenuti morti e presunti pestaggi brutali. L’inchiesta sui responsabili della sommossa che quella domenica tenne sotto scasso il carcere è ancora in corso: la proroga concessa alla Procura scadrà in giugno: indagati sono più di settanta detenuti. Anche l’inchiesta per tortura sui presunti pestaggi denunciati dai detenuti è in corso. È chiusa solo l’indagine sui 9 morti. Archiviata. Anche se l’associazione Antigone e l’avvocato Luca Benedetti per i familiari di una vittima (Hafedh Couchane) si sono rivolti alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo contro l’archiviazione che ritengono frettolosa e inadeguata a fatti così gravi.
Intanto continuano le ricostruzioni da parte di associazioni politiche e per i diritti dei detenuti. Tra questi, il sito carmillaonline.com che ha appena pubblicato una dettagliata sintesi di quanto finora emerso sulla morte di due degli otto detenuti, ufficialmente vittime di overdose di metadone e psicofarmaci. La documentazione di Ghazi Hadidi, tunisino morto durante il trasporto a Trento, mostra lati che restano totalmente nell’ombra nella ricostruzione delle autorità.
Se il referto della morte indicava: “Non evidenti segni esterni di violenza”, il 26 marzo il medico legale indicava che in bocca c’era sangue e mancavano due denti: “In corso di ispezione esterna del cadavere sono state riscontrate multiple e diffuse escoriazioni a livello dell’addome e dei quattro arti, nonché avulsione degli elementi dentari 2.2 e 2.3. Tali lesioni sono da ricondurre ad azione lesiva di un corpo contundente”.
Nonostante questa analisi, la Procura di Verona ha deciso di non fare l’autopsia ordinando una semplice ispezione esterna del corpo e un esame tossicologico (che comproverà la morte da overdose). Ma quei segni di violenze alla faccia e i due denti mancanti vengono presi seriamente da parti terzi che chiedono la verità.
L’anatomopatologa Cristina Cattaneo docente dell’Università di Milano, consulente del Garante dei detenuti, scrive: “È dunque palese che Hadidi poco prima di morire aveva subito un trauma contusivo al volto di non scarsa entità vista l’avulsione di ben due denti. Risulta fondamentale chiedersi se non vi fosse stato anche un trauma encefalico.
Un trauma al volto - è la motivazione addotta dalla specialista - può condurre ad una commozione cerebrale o peggio ad un’emorragia cerebrale, che a sua volta può portare al decesso in un arco di tempo anche di ore, con sintomi e segni confondibili, ad occhi non esperti, con quelli dell’intossicazione”. Le indagini di polizia non riportano niente di tutto questo. Anzi.
Secondo un agente ascoltato, “il detenuto Hadidi non presentava alcun problema in viso, nessuna contusione o tracce che potessero farmi pensare ad una colluttazione nella quale potesse essere rimasto coinvolto, anzi, mi sembrava molto tranquillo visto che, come ben ricordo, addirittura fumava tranquillamente”.










