di Marcello Radighieri
La Repubblica, 9 marzo 2020
Danni ingenti alla struttura. Sono sei i detenuti deceduti nel carcere di Modena: lo si apprende da fonti della Questura modenese. Tre decessi in più rispetto a quanto comunicato precedentemente dall'amministrazione penitenziaria, secondo cui allo stato non è risultato alcun segno di lesione sui tre corpi. Due decessi, infatti, sarebbero riconducibili all'uso di stupefacenti, mentre il terzo detenuto è stato rinvenuto in stato cianotico, di cui sono si conoscono le cause.
Sono molto importanti i danni nel carcere di Modena. Al momento è in corso la bonifica dei locali e il trasferimento di gran parte dei detenuti in altre strutture. Le tre morti non sarebbero direttamente riconducibili alla rivolta nel carcere, precisano le fonti, anche se gli accertamenti sono appena cominciati e sono tuttora in corso. Anche per quanto riguarda le cause dei tre decessi, le verifiche sono in fase preliminare ed avrebbero evidenziato che uno dei tre è morto per abuso di sostanze oppioidi, l'altro di benzodiazepine, mentre il terzo è stato rinvenuto cianotico, ma non si conosce il motivo di questo stato.
Il coronavirus accende la tensione nelle carceri italiane. Una rivolta, definita "molto violenta", è scoppiata nel primo pomeriggio di domenica in carcere a Modena. Il personale del carcere, una ventina di persone, fra poliziotti e sanitari, è stato fatto uscire. Nelle fasi più concitate due agenti sono rimasti lievemente feriti. Alcuni detenuti si sono barricati dietro la portineria. Sul posto anche il prefetto di Modena Pierluigi Faloni. Non risultano evasioni.
A Modena sono stati trasferiti 70/80 detenuti in altre carceri, ovvero quelli che erano riusciti a raggiungere il cortile, per tentare di evadere. Gli altri sono ancora barricati dentro. Lo riferiscono i responsabili del sindacato Sappe, dopo la rivolta scoppiata nel pomeriggio per l'emergenza Coronavirus.
L'allarme era stato lanciato anche da l'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) attraverso il suo segretario generale Leo Beneduci. "A seguito delle modifiche introdotte dal governo rispetto alle modalità di colloquio nelle carceri tra detenuti e familiari a causa dell'infezione da coronavirus, sono in corso proteste dei detenuti negli istituti penitenziari di Napoli Poggioreale, Modena, Frosinone, Alessandria San Michele; battiture delle inferriate sono inoltre in atto da parte dei detenuti di Foggia e Vercelli. Mentre domenica mattina un centinaio di persone hanno richiesto di effettuare i colloqui presso la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano stazionando per alcune ore".
Sono stati invece circa 150 i detenuti coinvolti nella sommossa scoppiata nella serata di domenica nel carcere di Reggio Emilia, protesta legata alle limitazioni dovute alla diffusione del coronavirus. Tre le sezioni coinvolte e danneggiate, con incendi di materassi, lancio di oggetti alla polizia penitenziaria, rottura degli arredi. Per riportare la calma sono intervenuti anche i carabinieri, la polizia e i vigili del fuoco. Il penitenziario non risulta inagibile.
Dalle prime informazioni, a Modena sarebbero significativi i danni alla struttura. Per sedare la rivolta - riferisce Aldo Di Giacomo, segretario del Sap, il Sindacato autonomo di polizia penitenziaria - sono stati chiamati anche gli agenti liberi dal servizio. "Decine di detenuti sono saliti sui muri, e in alcuni casi bruciando materassi, chiedendo provvedimenti contro il rischio dei contagi dal coronavirus all'interno della struttura. Tensioni simili si sarebbero verificare anche negli istituti di detenzione di altre città".










