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modenatoday.it, 17 luglio 2025

Altri lunghi mesi di indagine, ma la posizione degli inquirenti non è cambiata. Non vi sarebbe alcun elemento per chiedere un processo a carico di quasi 90 agenti della Polizia Penitenziaria indagati per presunte violenze ai danni dei detenuti nelle fasi più calde della rivolta avvenuta presso il carcere di Sant’Anna l’8 marzo 2020. Lo stabilisce il corposo documento stilato dalla Procura dopo che la scorsa estate il Gip del Tribunale di Modena rigettò la richiesta d’archiviazione sul filone d’indagine che riguardava appunto la condotta degli agenti intervenuti per sedare la rivolta, iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di tortura e lesioni, come conseguenza delle querele depositate da alcuni detenuti che li avevano accusati di violenze gratuite. Il lavoro del procuratore Luca Masini e delle magistrate Lucia De Santis e Francesca Graziano ha portato alle stesse conclusioni dell’anno scorso.

Per la Procura di Modena nessun reato è stato commesso dal personale della polizia penitenziaria durante la rivolta dell’8 marzo nel carcere di Sant’Anna, all’inizio della pandemia, a seguito della quale morirono nove detenuti. Il procuratore Luca Masini e le pm Lucia De Santis e Francesca Graziano, a quasi un anno di distanza dall’ordinanza con cui la Gip Carolina Clò rigettava una prima richiesta e assegnava sei mesi di tempo per svolgere nuove indagini, sugli esposti dei detenuti che avevano denunciato pestaggi, sono giunti alle medesime conclusioni e hanno nuovamente chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto per tortura e lesioni a carico di una novantina di agenti. Al termine di un provvedimento di quasi 400 pagine, dove per gran parte sono richiamati gli accertamenti che avevano portato alla prima richiesta di archiviazione, con un giudizio, sostanzialmente, di

Per gli inquirenti le versioni fornite dai detenuti sarebbero inattendibili e discordanti e l’analisi sistematica degli elementi acquisiti non consentirebbe di ravvisare reati, non essendo possibile accertare il nesso causale tra le lesioni dei detenuti e specifiche condotte illecite del personale della Penitenziaria. In sostanza, nelle concitate fasi di contrasto della rivolta - nella quale persero la vita 9 carcerati - non sarebbe possibile individuare azioni degli agenti volutamente finalizzate a infliggere acute sofferenze, traumi o trattamenti inumani o degradanti. La parola passa di nuovo al Gip, che potrebbe quindi metter la parola fine anche su questo aspetto dei drammatici accadimenti del 2020, come già avvenuto per il filone di indagine sulle morti dei detenuti. In attesa del pronunciamento della Corte Europea, chiesto dai legali dei detenuti stessi.