di Claudio de Luca
www.termolionline.it, 15 febbraio 2015
Di recente, nella Sala Livatino di Via Arenula, il Ministro della Giustizia Orlando ha firmato un protocollo d'intesa al fine di potenziare l'accesso alle misure alternative alla detenzione per i detenuti che hanno problemi legati alla tossicodipendenza e di rendere più accessibili i percorsi di inclusione sociale e di reinserimento lavorativo per gli altri ospiti in genere.
I protocolli già stipulati sono stati undici (Toscana, Emilia-Romagna, Umbria, Lazio, Liguria, Campania, Friuli-Venezia Giulia, Puglia, Sicilia, Lombardia ed Abruzzo; poi c'è stato quello col Molise). Per un certo periodo si era ritenuto di risolvere l'handicap di edilità con prefabbricati da collocare all'interno di strutture detentive moderne, del tipo di quella attiva a Larino. Il Commissariato all'edilizia penitenziaria voleva cercare di attivare, entro tempi stretti almeno diciassettemila posti-letto; ed era stato soprattutto il Dap che, per cogliere l'obiettivo, avrebbe voluto puntare su questi padiglioni.
La soluzione sarebbe stata vantaggiosa ed economica, dal momento che una serie, da duecento posti l'uno, costava intorno ai dieci milioni di euro; poi non se ne fece alcunché pure perché - per la verità - l'unico istituto che avrebbe necessità di essere "allargato" è quello di via Cavour a Campobasso.
Nel 2011 le cifre del sovraffollamento delle carceri italiane facevano registrare oltre 67mila detenuti: 22mila in più di quelli previsti, il 148% della capienza regolamentare. Però i dati, diffusi da "Antigone", esternarono uno scandalo a cui occorreva porre fine. Oggi la situazione non è cambiata di molto; e, periodicamente, affolla le cronache nazionali e locali. Eppure la Penisola dispone di decine di istituti, nuovi o restaurati, che non vengono utilizzati; e, in rapporto alla popolazione, l'Italia ha meno detenuti della media europea (106,6 carcerati contro 143,8 ogni 100mila abitanti).
Perciò diventa utile confrontarci con la California che, di recente, è stata condannata dalla Corte suprema perché riempie le sue carceri quasi al 200%. In cifre si tratta di 154mila detenuti in un sistema studiato per 80mila; e la situazione dura da un quindicennio. Perciò quei Giudici hanno imposto di ridurre il sovraffollamento al 137,5% della capienza: di raggiungere, cioè, una percentuale di soli dieci punti inferiori a quella (giustamente deprecata) esistente oggi in Italia. Negli Usa non dicono come raggiungere questi livelli; ma, come in Italia, si punta all'amnistia, depenalizzando il possesso di piccole quantità di droga ed i reati minori contro la proprietà.
Nella Penisola le obiezioni all'amnistia sono tante. Tra queste i Giudici ricordano che, negli Anni '90, i Tribunali imposero un tetto al numero di carcerati a Philadelphia, la quale reagì cercando di liberare solo quelli meno a rischio di recidiva violenta.
Nel giro di 18 mesi però la Polizia ne dovette riarrestare migliaia, registrando accusati di 79 omicidi, 90 stupri, 1.113 aggressioni, 959 rapine, 701 furti con scasso e 2.748 furti, senza contare le migliaia di violazioni delle leggi sulla droga. In Italia, fra amnistie e indulti, sono stati 16 gli atti di clemenza susseguitisi dal 1962 ad oggi. Le statistiche dicono che l'indulto del 2006 fece scarcerare il 44,2 % dei detenuti. L'effetto fu di ridurne il numero per 100mila ab. da 102 a 66. Ma raddoppiarono le rapine, gli omicidi (+5%) e l'incidenza della popolazione carceraria risalì subito a 108.
L'indulto aveva fatto scendere i detenuti da quasi 61mila a quasi 34mila unità; ma, tre anni dopo, erano di nuovo 65mila (il 6,72%). Però, a differenza della California, l'Italia avrebbe 40 istituti già costruiti, spesso arredati e perfino vigilati, che permetterebbero di custodire i carcerati in condizioni più umane, di curare meglio i disabili psichici, di prevenire meglio i suicidi, di difendere meglio i detenuti più deboli, e di offrire condizioni migliori anche alle guardie. In Molise solo la Casa di Larino potrebbe patire modifiche; quella di Isernia non ne ha necessità mentre a Campobasso vigono vincoli precisi per i restauri.









