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di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 3 aprile 2015

 

Nell'ultimo anno sono state decise almeno 2.500 esecuzioni capitali: ma in molti paesi i numeri sono coperti da segreto. Crescono le condanne a morte nel mondo. A denunciarlo è Amnesty International attraverso un rapporto che riguarda l'uso giudiziario della pena di morte nel periodo che va da gennaio a dicembre 2104.

Come negli anni precedenti, le informazioni sono state raccolte da diverse fonti, inclusi dati ufficiali, informazioni provenienti dagli stessi condannati a morte nonché dai loro familiari e rappresentanti legali, rapporti di altre organizzazioni della società civile e i resoconti dei mezzi di comunicazione. Amnesty International riporta esclusivamente esecuzioni, condanne a morte e altri aspetti legati all'uso della pena di morte, come commutazioni o proscioglimenti, che possono essere ragionevolmente confermate. In molti paesi i governi non rendono pubbliche le informazioni riguardo il proprio uso della pena di morte, rendendo molto difficile confermare tali dati. In Bielorussia, Cina e Vietnam i dati relativi alla pena di morte sono classificati come segreto di stato. Durante il 2014 sono state poche o nulle le informazioni su alcuni paesi - in particolare Eritrea, Malesia, Nord Corea e Siria, a causa delle pratiche statali restrittive e/o della instabilità politica. Pertanto - si legge nel rapporto - i dati di Amnesty International sull'uso della pena di morte sono da considerar-

si valori minimi. Nel 2014 Amnesty International ha registrato le esecuzioni in 22 paesi, lo stesso numero del 2013. Almeno 607 esecuzioni hanno avuto luogo nel mondo, un calo di quasi il 22% rispetto al 2013. Come in anni precedenti, questa cifra non comprende il numero di persone messe a morte in Cina, dove i dati sulla pena di morte sono coperti dal segreto di stato. Almeno 2.466 persone sono state condannate a morte nel 2014, un aumento del 28% rispetto al 2013.

Questo aumento è dovuto in larga parte a picchi estremi di condanne a morte in Egitto e Nigeria, dove i tribunali hanno inflitto condanne di massa contro decine di persone in alcuni casi. Un numero allarmante di Paesi che hanno usato la pena di morte nel 2014 lo hanno fatto in risposta a minacce reali, o percepite come tali, alla sicurezza dello stato e alla sicurezza pubblica, poste dal terrorismo, dalla criminalità o dall'instabilità interna.

La Cina ha usato la pena di morte come strumento di repressione nella campagna "Colpisci Duro" che le autorità hanno definito come risposta contro il terrorismo e la criminalità violenta nella regione autonoma uighura dello Xin-jiang.

Durante l'anno, sono state messe a morte almeno 21 persone per tre distinti attentati, mentre tre persone sono state condannate a morte in un processo pubblico di massa tenutosi in uno stadio, di fronte a migliaia di spettatori), c'è l'Iran (289 le esecuzioni rese note dalle autorità e almeno 454 non riconosciute), seguito dall'Arabia Saudita (con almeno novanta esecuzioni), l'Iraq (con almeno 61 condanne eseguite) e gli Stati Uniti, dove le persone giustiziate sono state 35 (quattro in meno rispetto al 2013). Arabia Saudita, Corea del Nord e Iran, tra le altre cose, sono i governi hanno continuato a usare la pena di morte come strumento per sopprimere il dissenso politico.

Fra quelli che Amnesty definisce "i falsi motivi" addotti dai governi per l'utilizzo della pena capitale, infatti, ci sono la sicurezza interna, la lotta al terrorismo e il contrasto alla criminalità comune. In un quadro di una generale, seppur graduale diminuzione del ricorso alla pena di morte, a parte gli esempi in controtendenza di Egitto e Nigeria, le esecuzioni sono riprese in paesi quali Pakistan (dopo l'orribile attacco dei talebani contro una scuola di Peshawar.

E nei primi mesi del 2015 è stato registrato un alto livello di esecuzioni) e Giordania, in cui fino al 2013 erano vigenti delle moratorie (proprio a dicembre la Giordania ha posto fine a una moratoria che durava da otto anni mettendo a morte 11 condannati per omicidio nel dichiarato intento di porre fine a un'ondata di criminalità).

Sempre nel rapporto, Amnesty dichiara che non ci sono prove che la pena di morte sia un deterrente migliore contro la criminalità di una condanna al carcere. Quando i governi presentano la pena capitale - si legge sempre nel rapporto - come una soluzione alla criminalità o alla mancanza di sicurezza, essi non solo stanno ingannando la gente ma i stanno perdendo tempo nel prendere i provvedimenti necessari per realizzare l'obiettivo dell'abolizione della pena di morte riconosciuto nel diritto internazionale.

Molti degli stati che mantengono la pena di morte hanno continuato ad usarla contravvenendo al diritto e agli standard internazionali. Processi iniqui, "confessioni" estorte con la tortura o altri maltrattamenti, l'uso della pena di morte contro minori e contro persone con disabilità psichiche o intellettivi e per reati diversi dall'omicidio "volontario" hanno continuato caratterizzare in modo preoccupante l'uso della pena di morte nel 2014.

Il rapporto però conclude con una nota positiva. Nonostante tutto, il mondo continua a progredire verso l'abolizione. Ad eccezione dell'Europa e della regione

dell'Asia centrale, dove la Bielorussia - il solo paese della regione dove vengono messi a morte i condannati - ha ripreso le esecuzioni dopo una interruzione di 24 mesi Amnesty International ha documentato sviluppi positivi in tutte le regioni del mondo. La regione dell'Africa subsahariana ha fatto speciali progressi, con 46 esecuzioni registrate in tre paesi rispetto alle 64 esecuzioni in cinque paesi del 2013. Il numero di esecuzioni registrate in Medio oriente e nella regione dell'Africa del Nord è diminuito del 23 per cento circa.

Nelle Americhe, gli Stati Uniti d'America sono il solo paese che mette a morte i condannati, ma le esecuzioni sono diminuite dalle 39 del 2013 alle 35 del 2014, il che segnala una diminuzione costante delle esecuzioni nell'arco degli ultimi anni. Lo stato di Washington ha imposto una moratoria delle esecuzioni. Si sono registrate meno esecuzioni nella regione dell'Asia-Pacifico, Cina esclusa, ed è iniziato il dibattito sull'abolizione della pena di morte nelle Fiji, in Corea del Sud e in Tailandia.