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targatocn.it, 24 aprile 2022

Uno spettacolo teatrale andato in scena in Sala Ghisleri ha concluso il progetto realizzato in collaborazione con la Casa di reclusione di Saluzzo. Una sala Ghislieri gremita di studenti e studentesse, all’occorrenza silenziosi e all’occorrenza travolti da risate irrefrenabili. Perché, parafrasando, “una risata ci seppellirà” e ci metterà di fronte alla cruda realtà, alle debolezze della società e delle nostre esistenze, ricordando l’importanza della dignità di ogni singolo essere umano.

È questo insieme a molto altro che rimane dopo il progetto “Carceri”, curato dal Liceo delle Scienze Umane di Mondovì, coordinato dalla professoressa Monica Daziano e concluso questa mattina (23 aprile) con uno spettacolo teatrale, dal titolo “La scuola”, realizzato da detenuti ed ex-detenuti della Casa di Reclusione di Saluzzo, in collaborazione con la compagnia teatrale “Voci erranti”.

La prima attività del progetto ha preso avvio in classe dal commento del contenuto del libro “Il bosco, buonanotte” redatto da padri detenuti a Saluzzo con l’educatrice Grazia Isoardi, la quale con empatia ed entusiasmo ha accompagnato tutte le iniziative che il Liceo delle Scienze Umane ha voluto proporre ai suoi allievi. La seconda fase del progetto ha previsto la visita alla Casa di reclusione di Saluzzo.

La proposta finale è avvenuta in sala Ghislieri, a Mondovì. Lo spettacolo, in parte ispirato al celeberrimo scritto di Don Milani, “Lettera a una professoressa”, ha raccontato la storia e le storie di chi il carcere lo conosce, lo ha conosciuto e nonostante tutto è riuscito a trarne un’esperienza di crescita e soprattutto di riscatto umano e sociale, grazie all’istruzione, grazie al saper fare, grazie al teatro. Il tutto condito da una comicità travolgente, ironica e proprio per questo antifrastica: in grado cioè di rappresentare in modo “leggero”, ma non superficiale, cosa vogliano dire pregiudizi, etichette e quanto sia importante parlare di scuola, di complessità, di recupero, nel nostro che fortunatamente è uno stato di diritto.

Ancora più emozionante, forse, la seconda parte della mattinata, durante la quale alcuni dei protagonisti hanno deciso di raccontarsi con trasparenza e umiltà, senza alcun tentativo di vittimizzazione, ma con la voglia di dire “ce l’ho fatta”. Perché tutti gli uomini hanno la possibilità di trovare quella luce dentro di loro, che possa consentirgli di essere persone migliori. Il punto è fare in modo che quante più persone abbiano questa possibilità. “I racconti, unici e profondi - commenta la professoressa Daziano - hanno svelato in modo progressivo vissuti personali atti non solo a soddisfare la curiosità, ma a sostenere la forza della responsabilità personale per il benessere e il riscatto sociale proprio e degli altri”.