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di Stefania Totaro

Il Giorno, 8 gennaio 2026

L’episodio, che risale all’agosto del 2019, fu ripreso da una telecamera interna alla Casa circondariale. Gli imputati sostengono di avere “contenuto” il detenuto dopo essere stati, a loro volta, vittime di un’aggressione. Al processo al Tribunale di Monza per la vicenda di Umberto Manfredi, 52enne, ex collaboratore di giustizia, picchiato nell’agosto 2019 mentre si trovava all’interno della Casa circondariale monzese, la pm della Procura monzese Stefania Di Tullio ha chiesto oggi la pena di 2 anni e 3 mesi ciascuno per i 4 agenti di polizia penitenziaria e 1 anno e 4 mesi con la sospensione condizionale per l’allora comandante di reparto facente funzioni in sostituzione del suo superiore in ferie, ora vicedirettrice del carcere di Reggio Calabria. Questa, l’unica donna, è accusata di avere redatto un verbale non realistico dell’accaduto.

Era stato il Garante dei diritti dei detenuti, dopo la denuncia presentata da un parente dell’ex collaboratore di giustizia ad Antigone, l’associazione per la tutela delle garanzie nel sistema penale e penitenziario, a chiedere di fare luce sulla presunta aggressione. Era saltato fuori un video estratto da alcune telecamere interne al carcere, che mostra l’agente che schiaffeggia il detenuto ma, secondo la difesa degli imputati, le telecamere non hanno ripreso, per un cono d’ombra nella registrazione, il momento precedente in cui il detenuto avrebbe sferrato un calcio al volto dell’agente.

A dire degli imputati le lesioni non sono state causate da una violenta aggressione da parte degli agenti, che sostengono di avere soltanto ‘contenuto’ il detenuto dopo che ha opposto resistenza. Umberto Manfredi faceva lo sciopero della fame perché voleva essere trasferito in un’altra casa circondariale e a maggio 2019 era stato oggetto di un rapporto disciplinare per comportamenti aggressivi nei confronti degli agenti di polizia penitenziaria.

La pm ha chiesto di applicare agli imputati le attenuanti generiche “perché si trattava di un detenuto difficile, oppositivo, per protesta contro la situazione carceraria in cui si era venuto a trovare come collaboratore di giustizia”, tranne che per uno degli agenti di polizia penitenziaria che ha “sferrato quattro schiaffi con evidente violenza”. Al processo si sono costituiti parti civili Manfredi e Antigone. Si torna in aula ad aprile per le arringhe dei difensori degli imputati.