sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Stefania Totaro

Il Giorno, 16 novembre 2022

Il dirigente della polizia penitenziaria ha difeso in aula i 5 colleghi accusati di aver preso a pugni e schiaffi un uomo e di aver insabbiato l’accaduto. Clima pesante e difesa agguerrita in aula, riempita di familiari e colleghi venuti a portare la loro solidarietà agli imputati, al processo al Tribunale nei confronti dei 5 agenti di polizia penitenziaria accusati di avere picchiato nell’agosto 2019 un detenuto nel carcere di via Sanquirico e poi tentato di insabbiare l’accaduto.

Ieri è entrato nel vivo il dibattimento che vede contestate a vario titolo le accuse di lesioni aggravate, falso, calunnia, violenza privata, abuso d’ufficio e omessa denuncia e a cui si è costituita parte civile l’associazione ‘Antigone’, che si occupa della tutela dei diritti nel sistema penale e penitenziario e che ha presentato un esposto alla Procura di Monza dopo avere avuto notizia del presunto pestaggio.

L’uomo, un italiano, che era in cella per scontare una condanna per violenza sessuale e stava protestando perché voleva essere trasferito in quanto presunto collaboratore di giustizia, tanto che da una settimana stava facendo lo sciopero della fame, secondo l’accusa stava per essere riportato in cella in barella dall’infermeria del carcere quando è stato colpito a pugni e schiaffi da un agente, mentre altri lo tenevano fermo.

Per poi farlo cadere dalla barella una volta arrivati in cella. Il detenuto sarebbe stato lasciato lì dolorante, con gli occhi lividi, il volto tumefatto e un dente rotto. E in seguito mandato in cella di isolamento, dopo essere stato costretto a dichiarare che era stato lui a essere stato aggressivo con gli agenti. C’è un video dell’accaduto estratto da alcune telecamere nei corridoi del carcere di Monza, che mostra l’agente che schiaffeggia il detenuto ma, secondo la difesa degli imputati, le telecamere non hanno ripreso, per un cono d’ombra nella registrazione, il momento precedente in cui il detenuto avrebbe sferrato un calcio al volto di un agente.

A dire degli imputati le lesioni non sono state causate da una violenta aggressione da parte degli agenti, che sostengono di avere soltanto ‘contenuto’ il detenuto dopo che ha opposto resistenza, ma dalla caduta dopo il trasferimento in cella e da un’azione di successivo autolesionismo messo in atto dal detenuto. Ed è proprio sul concetto di ‘azione di contenimento’ dei detenuti da parte della polizia penitenziaria che si gioca il processo.

“Per contenimento si intende bloccare la persona in modo da renderla inoffensiva - ha spiegato in aula il dirigente della polizia penitenziaria al carcere di Monza - anche se in realtà la normativa parla di uso della forza e noi possiamo usare solo le mani in caso di aggressione”. Secondo il testimone il detenuto “era già stato sottoposto a sanzioni disciplinari per condotte aggressive contro altri detenuti e operatori”.