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di Margherita Abis

La Repubblica, 16 dicembre 2025

I due artisti hanno ascoltato i brani inediti realizzati dai detenuti, dando riscontri e suggerimenti tecnici. Fedez ed Emis Killa entrano nel carcere di Monza per parlare di scelte, responsabilità e percorsi personali che a un certo punto prendono una direzione difficile da raddrizzare. A fare da filo conduttore è la musica, usata non come spettacolo ma come strumento di confronto, all’interno di Free For Music, il progetto promosso da Orangle Records e seguito sul piano socio-educativo da Paolo Piffer, educatore e consigliere comunale.

Venerdì, nella Casa circondariale Sanquirico, l’incontro si è svolto lontano da qualsiasi formula da evento. Solo un dialogo lungo, durato oltre un’ora e mezza, con circa ottanta detenuti, che hanno incalzato i due rapper su temi che in carcere assumono un peso concreto: il tempo che si dilata, le scelte fatte in pochi istanti e le responsabilità che restano anche quando la libertà viene meno.

Era la seconda tappa di un progetto iniziato il mese scorso con Lazza ed Emis Killa. In questo secondo incontro a tornare in carcere è stato Emis Killa, questa volta insieme a Fedez. Il discorso è tornato più volte proprio su cosa significhi essere liberi. Emis Killa ha parlato della distanza tra l’idea astratta di libertà e la possibilità reale di costruirsi un equilibrio, mentre Fedez ha spostato l’attenzione sulle gabbie interiori, quelle che continuano a esistere anche fuori dal carcere. Più che le frasi fatte, hanno contato le domande dei detenuti, che hanno riportato il confronto su esperienze personali, legami familiari fragili e sulla paura del rientro nella società.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla musica e al rap, spesso chiamati in causa come modelli negativi. Fedez ed Emis Killa hanno evitato semplificazioni, riconoscendo una responsabilità condivisa in un contesto dominato dai social e da un’esposizione continua dei più giovani, ribadendo però che il rap nasce come linguaggio di racconto e riscatto, non come competizione.

La parte più concreta dell’incontro è arrivata nel secondo momento della giornata, con un gruppo più ristretto di detenuti coinvolti nel laboratorio musicale interno. Qui i protagonisti sono diventati loro: brani inediti scritti e prodotti in carcere dai detenuti, fatti ascoltare direttamente agli artisti, che hanno dato riscontri e suggerimenti tecnici. Un passaggio che ha spostato l’attenzione dal racconto alla pratica, mostrando come la musica possa diventare anche una competenza spendibile.

In questo clima è stato ascoltato anche Musica Triste, l’ultimo album di Emis Killa, condiviso in una dimensione lontana dalle logiche promozionali. Sullo sfondo è rimasto il tema del reinserimento, con l’impegno dichiarato a sostenere il laboratorio anche sul piano concreto, dagli strumenti alle risorse. A chiudere la giornata, la donazione di libri e cd alla biblioteca del carcere. Free For Music proseguirà nei prossimi mesi a Monza e, nelle intenzioni degli organizzatori, anche in altri istituti