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di Luca Trambusti

Il Manifesto, 25 settembre 2026

Un progetto educativo nel penitenziario di Monza. Strumentazioni, tecnici per produzioni firmate dagli stessi detenuti. Carcere e rock spesso hanno camminato fianco a fianco, e non solo per le vicissitudini giudiziarie di alcuni protagonisti: dalla festa in cella narrata in Jailhouse Rock (1957) al leggendario concerto di Johnny Cash registrato al Folsom Prison (1968). In più occasioni la musica è stata indicata come elemento salvifico contro la tendenza a delinquere o come occasione di riscatto (basti pensare ai Blues Brothers o, tra gli altri, a Chuck Berry).

La musica in carcere può quindi diventare un elemento familiare e di interesse: lo dimostra un’iniziativa tenutasi nel cortile del carcere di Monza, dove live, progetti educativi e storie si sono uniti sotto il segno della musica per dare luce ai detenuti e raccontare il ruolo delle note nella vita carceraria. Voluta dalla direttrice Cosima Buccoliero, all’interno della struttura si sta realizzando un progetto gestito da Orangle Records che mette a disposizione dei detenuti giovani producer, strumentazione e competenze per completare produzioni firmate dagli stessi detenuti. Il progetto “Free For Music” ha già prodotto due Ep; un terzo uscirà a breve.

“C’è un buon numero di partecipanti - dicono i giovani della Orangle coinvolti in questo e in altri progetti nelle carceri -. Ci vediamo due volte alla settimana e, insieme ai detenuti-artisti, realizziamo brani. Nei loro testi c’è tutto il loro vissuto, il loro presente, ma anche dolore, consapevolezza e voglia di redenzione. Alcuni di questi - concludono -, una volta scontata la pena, sono venuti a lavorare con noi come tecnici o producer”.

Il progetto musicale in carcere prevede anche l’aspetto live: dopo altre performance, a entrare nella struttura è stato il pop rock dei milanesi Motelnoire, gruppo che dal 1999 racconta le periferie della città, il disagio e le storie marginali. Lo scorso maggio la band ha pubblicato MalaMilano, un disco che “non cerca redenzione né colpevoli, racconta la realtà così com’è, senza filtri. C’è la sofferenza di chi è cresciuto troppo in fretta. C’è rabbia, nostalgia, gratitudine e disillusione. C’è la voglia di sparire e quella di restare, di cambiare pelle senza perdere l’anima. MalaMilano è il nostro modo di raccontare da dove veniamo e quello che siamo diventati” - spiegano i Motelnoire. “È un disco nato per strada, tra la nebbia, i bar vuoti, le notti insonni e le domande senza risposta per le strade di Milano”. Chi ha vissuto ai margini è anche protagonista del video della title track (con un feat. di Jack La Furia) e ispiratore dell’intera opera: Tino Stefanini, con cinquanta anni di galera sulle spalle per rapine e sparatorie, ex membro della “banda della Comasina” guidata da Renato Vallanzasca.

“Ascoltare Tino raccontare la sua vita - dice Domenico ‘Nik’ Castaldi (voce e chitarra) - è come vedere un film. È stato lui a volere che raccontassi la sua storia e che parlassi a chi ascolta”. Ma è lo stesso Stefanini a rivolgersi direttamente ai giovani carcerati presenti, accolto da grandi applausi: “Non fate questo percorso - dice -. Restatene fuori. In questi anni ho potuto riflettere e mi sono reso conto di quanto dolore ho provocato a me stesso, agli altri, ai miei familiari. È un percorso sbagliato”. Durante l’incontro è risuonato più volte il concetto della musica come elemento salvifico: un’idea forse retorica, ma in un contesto carcerario nulla è mai banale. Sulle stesse considerazioni sono intervenute anche le educatrici del carcere: “Non è la musica di per sé ad essere salvifica. È la bellezza, la cultura, ma soprattutto la volontà di intraprendere un percorso, di desiderare la redenzione e di trovare altri stimoli nella propria vita. Alla base deve esserci questo”.