monzatoday.it, 30 marzo 2026
Ezequiel, Reda, Mappa, Yandre, Cuba e Falco Cash: i cantautori in carcere che grazie alla musica diventano liberi. Un progetto unico quello realizzato nella casa circondariale di Sanquirico. Come scaricare e ascoltare i brani scritti da questi autori molto speciali dove sono raccontate storie, ma anche sogni e la certezza che la vita ci offre sempre una seconda opportunità. Proviamo a chiudere un attimo gli occhi e a farci trasportare solo dalla musica e dalle parole. Un tuffo tra brani ed emozioni diverse: rabbia, amore, paura, solitudine, voglia di ribellione, ma anche l’aspirazione ad avere una vita normale come tanti amici e coetanei.
Poi apriamo gli occhi e scopriamo con sorpresa che, dietro a quel microfono, ai quei testi e (in alcuni casi) anche dietro a quelle musiche ci sono artisti speciali. Non nomi noti del panorama musicale, ma ragazzi e uomini che stanno scontando il loro debito con la giustizia.
Il progetto “Free For Music” - Ma prima ancora ci sono ragazzi con sogni, aspirazioni, con sentimenti contrastanti che grazie a un lodevole progetto sono riusciti a trasformare in poesia, in musica, in canzoni. Si sono “trasformati” in cantanti melodici, rapper, raggaeton che da quella particolare sala di registrazione dietro le sbarre hanno dato vita a una raccolta di brani unica nel suo genere. Si chiama “Free For Music Volume 1” la prima collezione di brani prodotti all’interno della casa circondariale di Sanquirico a Monza e che dal 27 marzo è disponibile su tutte le piattaforme digitali (ecco il link per scaricarla e ascoltarla).
“Abbiamo tutti una seconda opportunità” - Noi abbiamo avuto il privilegio di ascoltare questi brani ma anche, e soprattutto, di parlare con questi cantautori. Un progetto che nasce all’interno del carcere di Monza grazie al laboratorio musicale promosso e finanziato da Orangle Records con la supervisione socio-educativa di Paolo Piffer. Un progetto che ha coinvolto poco meno di una trentina di ragazzi che nel corso di questi mesi hanno messo anima e corpo in questa iniziativa. E adesso, emozionati e orgogliosi, davanti alla stampa ascoltato le loro canzoni. E sono felici di raccontare e raccontarsi. Senza filtri e ricordando all’interlocutore che “tutti abbiamo diritto a una seconda opportunità”.
La musica come seconda opportunità - E la musica la seconda opportunità la sta offrendo a questi giovani (e anche meno giovani) che hanno dimostrato talento, ma soprattutto di avere tutte le carte in regola, una volta scontata la pena, per rimettersi in gioco. Perché no, magari anche nel mondo della musica anche se sanno che - non tutti - diventeranno famosi (perché come ci ricorda un capolavoro musicale “Uno su mille ce la fa”) ma tutti loro potrebbero fare della musica un lavoro.
Che cosa cantano i ragazzi - Perché dietro a quelle canzoni ci sono tante storie di vita. C’è la storia di chi a 54 anni per vari motivi si ritrova a scontare un errore e che attraverso la musica - che da oltre 30 anni lo ha accompagnato - ritrova quella libertà che le sbarre negano. C’è Jordy, 26 anni, che nelle canzoni racconta la sua vita ma che è certo che dopo la caduta c’è sempre la possibilità di rialzarsi e lui lo sta facendo attraverso le canzoni “perché ogni volta che compongo mi sento meglio”; c’è Michele poco più di 20enne che aveva partecipato a diversi provini musicali ed era a un passo dall’entrare in un cast televisivo e che oggi, in questa particolare condizione, ha riscoperto in quella musica con la quale era cresciuto la forza per rimettersi in pista con quell’inno all’amore che fa venire la pelle d’oca. Sono tante le storie e i volti di questi ragazzi che, spesso la sera, prendono carta e penna e riempiono il foglio bianco con quella vita vissuta e che ha portato a certi errori e con quella nuova vita che sognano e che non vedono l’ora di sperimentare. Storie di chi con rabbia parla del ferro nel quartiere e tra gli amici, di chi invoca la mamma che dietro quelle sbarre manca e che per lui aveva anche fatto da papà, c’è chi nei ritmi sudamericani si sente a casa.
L’incontro con Fedez e con Emis Killa - Un progetto che in questi mesi ha visto anche la partecipazione di nomi noti del panorama musicale italiano. Con gli incontri, proprio in carcere, con Lazza, Fedez, Jake La Furia e Camilla Ghini - con Emis Killa presente in ognuno degli appuntamenti -, sono stati momenti diversi, ma guidati dalla stessa intenzione; quella di rendere la musica un mezzo di confronto, assunzione di responsabilità, rielaborazione individuale e acquisizione di abilità spendibili anche oltre il periodo detentivo. In un sistema penitenziario in cui i percorsi formativi devono spesso misurarsi con limiti strutturali, tempi burocratici, autorizzazioni e margini operativi ridotti, portare un laboratorio interno fino alla soglia del mercato discografico significa spostare il baricentro dalla semplice attività al risultato, dall’intenzione all’esistenza di un prodotto culturale compiuto.









