ilcittadinomb.it, 8 maggio 2026
I Comuni dovrebbero prendere in carico i loro cittadini detenuti in modo da non farsi cogliere impreparati al momento della scarcerazione: sulla questione si sono confrontati la scorsa settimana Roberto Rampi, il garante delle persone recluse in via Sanquirico, e l’Assemblea dei sindaci. “Il carcere è un coacervo di marginalità - commenta Rampi - l’80% dei detenuti ha commesso reati non per un piano criminale ma perché è dipendente da sostanze stupefacenti o dall’alcol, ha relazioni complicate o ha malattie psichiatriche. Per ridurre il tasso di recidiva, che arriva all’80%, è necessario aumentare le opportunità di lavoro per chi esce, non interrompere le terapie farmacologiche, dare una casa: è fondamentale che i servizi sociali conoscano la situazione di chi si trova dietro le sbarre”.
Il percorso va monitorato perché, in virtù di ricalcoli della pena, non di rado le porte delle celle si aprono prima del previsto. “Ho riscontrato un buon interesse tra i sindaci - afferma il garante - ho proposto la costituzione di un gruppo ristretto con cui confrontarci: il mio primo obiettivo è quello di aumentare le possibilità di trovare un lavoro a chi esce. Da tempo la casa circondariale, la Provincia, Afol e il Comune di Monza collaborano: gli amministratori locali potrebbero verificare se sui loro territori ci sono realtà interessate ad assumere ex detenuti tramite inserimenti guidati che, tra l’altro, danno diritto a benefici fiscali”. “Credo che potrebbero fornire un contributo anche le società partecipate - aggiunge - a breve presenteremo un progetto con Cem Ambiente, pensato con il presidente Alberto Fulgione scomparso a gennaio”.











