di Cristina Bertolini
Il Giorno, 4 febbraio 2026
“Incontro con il carcere” è il progetto pilota formulato dall’istituto Carlo Porta (liceo economico sociale) per i 22 studenti della classe quarta GS con la società “Armonia senza confini” e la Provincia di Monza e Brianza. Come spiega la dirigente scolastica Giovanna Lacatena, l’idea è nata da un incontro con il consigliere provinciale Giuseppe Azzarello, promotore del progetto, per offrire un’esperienza concreta con i detenuti del carcere di Bollate da aggiungere alle iniziative della scuola sulla legalità. “È cosa diversa spiegare Diritto e giustizia riparativa sui libri - fa eco la professoressa Anna Passoni - e far toccare con mano la realtà del carcere e di chi ha sbagliato e sta facendo un percorso riparativo e di rieducazione”. Il progetto ha portato a un protocollo d’intesa per spiegare ai ragazzi le conseguenze di bullismo e cyberbullismo, uso errato dei social media, conseguenze della solitudine e dello stigma sociale.
La professoressa Alessandra Pacchioni che coordina il progetto insieme a Luisa Colombo arte terapeuta del carcere ha impostato un percorso di prevenzione e legalità con un paio di incontri rivolti alle famglie, altri rivolti agli insegnanti e poi il focus sugli studenti. Ha un’esperienza collaudata ormai da 12 anni di confronto studenti-detenuti che ha già toccato 5000 studenti lombardi dalla terza media agli atenei. Per i ragazzi del Porta nelle prossime settimane il percorso comincerà con laboratori di arte terapia, a scuola e con i detenuti del carcere di Bollate, con gli stessi strumenti utilizzati dietro le sbarre, fra colori, carta, fogli, creta e scrittura creativa, per far leva sulla consapevolezza, contro il pregiudizio, per imparare a guardare gli altri come vorremmo essere guardati.
I detenuti stessi racconteranno la loro esperienza di restrizione della libertà. L’obiettivo è di stimolare la responsabilità delle proprie azioni, prima di compierle e delle loro conseguenze. Come sottolinea Alessandra Villa, consigliera regionale la curva è ascendente: sono in crescita i reati di violenza perpetrati da adolescenti o neodiciottenni, da cui l’esigenza di progetti dedicati ai giovanissimi.









