monzatoday.it, 10 dicembre 2024
Infezione da scabbia nel carcere di Monza. La denuncia arriva dalla monzese C.V, sorella di un detenuto nella Casa circondariale di via Sanquirico, che ha riferito l’impossibilità di andare a far visita al fratello perché affetto dalla scabbia. “Mi ha contattato dicendomi di non andare a trovarlo perché fra i detenuti è scoppiata un’epidemia di scabbia e anche lui ha contratto l’infezione - ha spiegato - So, sempre secondo quanto mi ha spiegato mio fratello, che la situazione si sta protraendo da diverse settimane e che si è anche proceduto con lo spostamento dei detenuti colpiti dall’infezione in aree dove sono tenuti in isolamento”.
Una situazione, quella riferita dalla monzese, che oltre che essere preoccupante per chi sta in cella rischierebbe di diventare complicata anche per i loro parenti. “La cosa che trovo scandalosa è che a oggi la direzione ancora non si sia mai premurata di informare noi familiari di quanto va accadendo. E chi ancora ha accesso ai colloqui e viene dall’esterno dovrebbe essere avvisato prontamente sull’infezione. Per non rischiare di contrarla a sua volta”.
La scabbia è una malattia pruriginosa e molto contagiosa, causata dall’acaro Sarcoptes scabiei homini, un parassita che compie il suo intero ciclo vitale nell’epidermide umana. E a confermare la presenza del parassita in via Sanquirico è stato anche il consigliere di Forza Italia Pierfranco Maffè, nel corso di una delle ultime sedute in consiglio comunale, elencando le criticità che affliggono l’istituto di detenzione monzese.
“Il problema sanitario in questione è legato strettamente a quello del sovraffollamento, che rende difficoltosi anche lo spostamento dei detenuti per l’isolamento e la necessaria chiusura dei settori colpiti - ha ribadito il consigliere ancora a MonzaToday - La preoccupazione più grande riguarda quindi la condizione dei detenuti, inseriti in un contesto fatiscente e ben poco decoroso e dove l’igiene rappresenta un problema piuttosto serio”.
“La situazione però è complicata anche per i familiari dei detenuti - ha chiarito ancora l’assessore - Anche le sale d’attesa e quelle per i colloqui denotano infatti mancanza di manutenzione e scarsa pulizia. Senza contare che, in un’epoca interconnessa come la nostra, la mancata comunicazione circa quanto andava accadendo all’interno delle celle sarebbe dovuta essere più puntuale”.
Mancano gli educatori
L’altro grosso problema segnalato da Maffè è quello delle condizioni di vita dei detenuti all’interno del carcere, e specialmente quello relativo alla mancanza di educatori. Una mancata assegnazione dovuta alla carenza di fondi, ritardi temporali, cause burocratiche. “Che però - ha sottolineato Maffè - va a incidere negativamente sulle attività lavorative e varie proposte ai detenuti”.
“Se mancano gli operatori viene meno per i detenuti la possibilità di essere accompagnati nei percorsi lavorativi - ha concluso il consigliere forzista - Una possibilità che paradossalmente il carcere di Monza è stato fra i primi a sperimentare. Trasformando il periodo di detenzione in un periodo di riabilitazione, così come la pena in carcere dovrebbe essere.
Dare pari dignità a tutti i cittadini, anche a quelli detenuti, è fondamentale. E chi amministra la città su questo tema si gioca un ruolo cruciale: è la prova di quanto e se sia in grado di tenere alta l’attenzione e la vicinanza ai bisogni di tutti i cittadini. Senza distinzioni. Ed è su questa scia che dovrebbe muoversi e agire. Affinché anche il carcere non sia un luogo ‘altro’ ma una parte della città”. MonzaToday ha contattato la direzione del carcere per avere chiarimenti e aggiornamenti sulla problematica segnalata e resta in attesa di ricevere una risposta.










