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Il Giorno, 18 luglio 2020


Gli avvocati della sua famiglia chiedono di riaprire il processo sul decesso di un ragazzo di 22 anni. "È morto perché in carcere non è stato sorvegliato". A 7 anni dal decesso i familiari di un detenuto di 22 anni vogliono fare riaprire le indagini. Gli avvocati apuani Daniel Monni e Alessandro Ravani hanno presentato un esposto-denuncia alla Tenenza della Guardia di Finanza di Aulla (di dove è originario uno dei nonni del ragazzo), poi trasferito per competenza alla Procura della Repubblica di Monza, sulla fine di Francesco Smeragliuolo, morto l'8 giugno 2013 in circostanze poco chiare in una cella della casa circondariale monzese.

Le ipotesi di reato sono maltrattamenti volti a procurare l'evento morte e condotta omissiva. Secondo i due legali il 22enne lombardo è morto perché in carcere non è stato sorvegliato. L'accusa si fonda sui diari clinici che ora sono nelle mani dei due avvocati. Sono stati proprio questi documenti a spingere i legali a riaprire una battaglia giudiziaria che pareva chiusa.

I familiari del giovane avevano infatti presentato all'epoca dei fatti una denuncia per omicidio colposo, archiviata dopo 2 anni, ma non si sono arresi e ora i legali sono riusciti a ottenere i diari clinici. Francesco, tossicodipendente, era entrato in via Sanquirico il 2 maggio del 2013 e già non si sentiva bene. Secondo i medici del carcere si trattava di "sintomatologia astinenziale" e scrivono che Francesco "rifiuta di assumere il metadone".

Al 22enne prescrivono degli psicofarmaci ma la situazione non migliora. Non dorme, l'agitazione è crescente e il 19 maggio i medici chiedono nei suoi confronti una "grande sorveglianza". Il 28 maggio, secondo il diario clinico, Francesco presenta "ferite lineari in regione latero cervicale destra del collo di cui una più profonda che necessita di due punti di sutura".

Dice di "aver fatto questo perché non ce la faceva più" e viene messo in una cella in isolamento sorvegliata fino al 31 maggio, quando torna in una cella comune ma sempre con la prescrizione di un "regime di grande sorveglianza a scopo precauzionale³. L'8 giugno il ragazzo muore in cella. Secondo il detenuto che era con lui si è accasciato e non ha risposto ai richiami.