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di Dario Crippa

Il Giorno, 30 ottobre 2026

Dramma in via Sanquirico, la direttrice: “Si è lasciato prendere dallo sconforto”. Un suicidio alla casa circondariale di Monza che fa male. Perché a impiccarsi, nella serata di mercoledì (gli agenti della polizia penitenziaria lo hanno scoperto intorno alle 23) è stato un ragazzo che avrebbe compiuto 21 anni a gennaio. “Un ragazzo dolcissimo. Mi stanno chiamando tanti suoi amici per proporsi di pagare le spese per il suo funerale. In Italia era solo e aveva problemi di dipendenza dalla droga. La madre, malata, e la sorella, molto giovane, vivono in Egitto in condizioni di povertà”, ha raccontato l’avvocata Arianna Barbazza che lo assisteva da un anno.

“Arrivava da un percorso molto faticoso. Entrato in Italia da solo a 15 anni da irregolare, era passato dall’istituto minorile Beccaria e dalle comunità per poi arrivare a San Vittore e a Monza. Una situazione che ne evoca molte altre, di ragazzi che non dovrebbero stare in cella, ma essere curati. Aveva accumulato una pena di sette anni che doveva scontare sì, ma venendo curato. Eravamo in procinto di presentare un’istanza per l’affidamento a una comunità ma, come sappiamo, non è facile trovarne una”.

Anche Cosima Buccoliero, la direttrice della casa circondariale di via Sanquirico, e prima ancora di quello minorile Beccaria di Milano, conferma. “Sono ragazzi che arrivano in Italia come minori non accompagnati e si ritrovano senza nessuno, senza nessun familiare su cui poter contare. Noi cerchiamo si tenerli attaccati a una speranza, di dare una motivazione, ma a volte si lasciano prendere dallo sconforto, indipendentemente da quanti giorni debbano ancora scontare”.

Il giovane era finito dentro per alcune rapine. Gli stessi agenti, raccontano il ragazzo come una persona tranquilla, “problematico come chi si trova nelle sue condizioni”, ma non irrecuperabile. “Ragazzi che fanno fatica a sopportare la detenzione”, spiega ancora Cosima Buccoliero, che proprio l’altro giorno spiegava come spesso i detenuti giovanissimi, soprattutto di seconda generazione, siano pervasi da una “rabbia distruttrice” che si nota già in carcere e che non stupisce quando si traduce in episodi violenti come si è visto negli scontri recenti a Milano con l’assalto alle vetrine dei negozi di lusso. L’ultimo suicidio in carcere a Monza si era contato nel luglio del 2025, vittima un marocchino di 29 anni. Allo stato attuale, sono 764 detenuti, 120 dei quali Under 25in una struttura che ha una capienza di 413 posti. Trecento di loro hanno problemi psichiatrici, il 53% è di origine straniera.