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di Barbara Calderola

Il Giorno, 13 giugno 2026

Un percorso concreto di reinserimento sociale che abbatte le barriere del pregiudizio e trasforma il lavoro in uno strumento di dignità e riscatto. È questo il cuore del progetto di inclusione professionale nato dalla sinergia tra la casa circondariale di Monza e Cem Ambiente, la società pubblica che gestisce il servizio rifiuti in 77 Comuni lombardi, fra Brianza e hinterland. L’iniziativa è stata presentata ieri direttamente all’istituto penitenziario di via Sanquirico, raccogliendo il pieno sostegno di istituzioni, sindaci e vertici della Prefettura e della Provincia. La compagnia ha assunto tre detenuti, due sono già operativi ad Agrate e Brugherio, il terzo verrà inserito a breve. I Comuni coinvolti offriranno così un’opportunità reale di formazione e responsabilizzazione sul campo.

“Come società pubblica sentiamo il dovere di contribuire non solo alla qualità ambientale, ma anche alla crescita sociale delle comunità”, spiega Corrado Boccoli, presidente Cem, sottolineando il valore della “ripartenza” per le persone svantaggiate. Una visione condivisa dalla direttrice della casa circondariale, Cosima Buccoliero, che ha ricordato come “il carcere debba offrire strumenti per riavvicinare alla vita libera, superando gli ostacoli e le diffidenze della comunità esterna”. All’incontro hanno preso parte anche il prefetto di Monza e Brianza, Enrico Roccatagliata, e il presidente della Provincia, Luca Santambrogio. Entrambi hanno lodato il lavoro di rete territoriale “come modello di coesione e sicurezza”.

L’auspicio unanime, rilanciato dal sindaco di Agrate, Simone Sironi, e dall’assessore all’Ambiente di Brugherio, Carlo Nava, è che “questo circolo virtuoso tra istituzioni e aziende pubbliche possa fare da apripista e spingere molte altre realtà aziendali, sia pubbliche che private, a investire in progetti analoghi di inclusione”. Al centro “la rinascita e l’appartenenza, tutti valori presenti nel progetto”. C’è davvero molto da fare, oggi sono una trentina i detenuti che escono secondo le regole per lavorare, ma in tutto la popolazione carceraria monzese supera le 700 unità (dovrebbero essere 400), “l’ideale sarebbe che tutti avessero un’occupazione”, hanno detto i partner. Dietro i numeri, il problema del sovraffollamento, la struttura scoppia, la capienza ufficiale è la metà di quella reale, e quello della vita che deve ricominciare senza ricascarci. Oggi, le statistiche sulla recidiva dicono che il 70 per cento di chi esce, rientra. “Ma il lavoro potrebbe ribaltare i numeri”. L’appello è per gli imprenditori che “contribuiscano a raggiungere l’obiettivo”.