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di Dario Crippa

Il Giorno, 19 agosto 2026

In visita accompagnati anche dal consigliere comunale Paolo Piffer. I numeri: 737 presenze per 411 posti, 311 reclusi con gravi problemi psichiatrici. La casa circondariale di via Sanquirico alla periferia di Monza è alle prese con i problemi di sovraffollamento e di mancanza di risorse Anche gli agenti di polizia penitenziaria sono troppo pochi per tutte le esigenze. È un po’ come un ospedale in cui ci sono solo 411 letti, ma i “pazienti” sono allo stato attuale 737 (ma la linea può salire o scendere in base al periodo). Un ospedale in cui i pazienti dovrebbero stare (anche) per curarsi ma non ci sono medici a sufficienza. Un ospedale in cui la quantità di malati psichiatrici gravi è altissima (311) eppure non c’è nessuno per dar loro sollievo.

In cui “i giovani sono in preoccupante aumento” ma si trovano a convivere con persone di età ben diversa, in uno spaccato generazionale critico. In cui spesso pazienti e medici non parlano fra l’altro la stessa lingua e faticano a comunicare.

Benvenuti alla casa circondariale di Monza, visitata a cavallo di Ferragosto, come tradizione, da una delegazione del Partito Radicale. C’erano Simona Giannetti e Francesco Pasquariello (del Consiglio Generale) con Paolo Piffer (consigliere comunale di Monza per la lista Civicamente) e Laura Ferrari (consigliera comunale di Cologno Monzese, Avs). Come sempre, ha tenuto banco il tema del sovraffollamento: “Il Partito Radicale ha più volte e di recente ribadito come questa situazione ormai non possa più essere definita un’emergenza”, ha riferito Simona Giannetti. È del 190% in più il dato delle presenze con 737 detenuti per 413 posti di capienza non tutti disponibili (infatti sono 411, ndr).

“La terza e quarta branda sono la regola, per lo più nelle sezioni con regime aperto”, ha proseguito. Anche il numero dei giovani adulti non è da sottovalutare: sono 97 e molti di loro provengono dal carcere minorile per reati commessi in minore età. Sul fronte delle misure alternative, considerato che quasi il 70% sono definitivi, solo 28 sono ammessi al lavoro all’esterno e 5 i semiliberi. “Rendere effettivo il reinserimento, che passa anche attraverso il lavoro, consentirebbe anche l’accesso alle misure alternative - dice Simona Giannetti -: ecco perché la delegazione ha fatto notare come una maggiore connessione dell’istituzione carceraria con il territorio e le sue imprese dovrebbe essere valutata dal legislatore”.

E sul fronte problemi psichiatrici, “la condizione della carcerazione diviene per loro di fatto vero e proprio trattamento inumano e degradante, ormai inaccettabile per uno Stato di Diritto” commenta Simona Giannetti. “La mia presenza unisce il ruolo politico, l’impegno civico sul territorio di Monza e l’esperienza quotidiana sul campo come operatore penitenziario: tre prospettive che convergono nell’unico obiettivo di fare tutto il possibile per rendere il sistema carcere sempre più efficiente, affinché riesca finalmente a realizzare fino in fondo la funzione rieducativa della pena stabilita dall’articolo 27 della nostra Costituzione”, chiude Paolo Piffer.