monzatoday.it, 27 febbraio 2025
Lo aveva fatto in ottobre il consigliere comunale Paolo Piffer, adesso lo ribadisce con una mozione (votata all’unanimità) anche la Provincia di Monza e Brianza. Una fermata dell’autobus in prossimità del carcere di Monza per permettere ai parenti non automuniti di recarsi in visita dai congiunti, ma anche ai detenuti con permessi di potersi muovere durante le uscite. Il primo a chiederla era stato, a ottobre 2024, il consigliere comunale di Monza Paolo Piffer (Civicamente). Adesso la questione passa in Provincia, dove il gruppo consiliare di centrosinistra Brianza Rete Comune ha presentato una mozione per richiedere un servizio di trasporto pubblico con Sanquirico. La mozione, approvata all’unanimità, dovrebbe così risolvere un problema annoso.
“Il servizio del Tpl va aggiornato” - Vincenzo Di Paolo, capogruppo di Brianza Rete Comune, ha sottolineato la necessità di collegare il carcere con il resto della città e del territorio, non solo per i parenti, ma anche e soprattutto per i detenuti che, una volta usciti dal carcere, si ritrovano isolati, anche fisicamente, dal resto della città. “Abbiamo chiesto alla Provincia di intraprendere un’azione congiunta con il Comune di Monza e riteniamo che il voto unanime in Consiglio sia un segnale importante. Abbiamo colto l’occasione per ribadire al presidente Luca Santambrogio e alla maggioranza di centrodestra la necessità di un aggiornamento generale e di un confronto sulle procedure di gara per il nuovo affidamento dei servizi di trasporto pubblico” commenta il capogruppo di centrosinistra.
A ottobre il primo passo concreto - Da oltre 10 anni, dai banchi del consiglio comunale di Monza arriva la richiesta di collegare il carcere al resto della città con una fermata dell’autobus. Una richiesta che Paolo Piffer aveva già avanzato, ma che era stata bocciata ai tempi della giunta Scanagatti. “Era inaccettabile che nel 2024 una struttura penitenziaria che ogni giorno ospita circa 1.000 persone tra detenuti, agenti penitenziari, medici e volontari fosse isolata e accessibile solo a chi possiede un mezzo di trasporto proprio - aveva commentato Piffer alcuni mesi fa, dopo il via libera alla sua richiesta -. Si sente spesso parlare di politici e amministratori locali che sottolineano il ruolo rieducativo del carcere, l’inclusività e la necessità di pene che non vadano contro il senso di umanità (come previsto dall’articolo 27 della Costituzione). Finalmente, qualcosa di concreto: una madre, un figlio, un fratello potranno recarsi a colloquio senza troppe difficoltà. Di certo, questa iniziativa non risolverà tutti i problemi legati alla carenza di personale penitenziario, alle criticità strutturali o al diritto alla salute, ma rappresenta un piccolo passo verso una città più civile. Sono felice che il consiglio comunale abbia approvato all’unanimità la nostra proposta”.











