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ilcittadinomb.it, 21 giugno 2026

La casa circondariale di Monza è stata per cinque settimane la sede del corso di criminologia tenuto dal professor Roberto Cornelli dell’Università Statale di Milano. Una novità assoluta per il carcere di via Sanquirico che per la prima volta ha aperto le porte a studenti universitari portando l’Ateneo dentro le mura dell’istituto. Venticinque gli studenti che, accompagnati da Cornelli, hanno seguito le lezioni da marzo a maggio. Cinque mattinate da quattro ore ciascuna suddivise in lezioni frontali e momenti di confronto e lavoro di gruppo a cui hanno partecipato non solo gli studenti del corso di laurea ma anche una quarantina di detenuti, gli operatori del carcere e la direttrice, Cosima Buccoliero.

Tante le tematiche affrontate messe a confronto con l’esperienza personale di ciascuno: dal significato della prevaricazione al senso di giustizia e ingiustizia. “Sono temi universali che riguardano tutti e non specificamente chi ha commesso un reato e si trova in carcere - spiega Cornelli - Queste esperienze vissute nelle carceri a contatto con i detenuti hanno sempre dei riscontri molto positivi. Da dieci anni porto questo corso nel carcere di Opera e a distanza di anni capita che alcuni ex alunni detenuti vengano a salutarmi in università una volta concluso il periodo di detenzione”.

L’iniziativa avviata a Monza rientra nel progetto carcere dell’Università Statale che offre l’occasione agli studenti delle diverse facoltà di poter seguire alcuni corsi nelle carceri milanesi, ma al tempo stesso offre a chi lo desidera l’opportunità di fare da tutor a compagni universitari detenuti: “A Monza siamo stati accolti molto calorosamente da tutto il personale. La direzione ha accettato immediatamente la proposta avanzata dall’Università Statale e certamente la collaborazione continuerà anche il prossimo anno, magari coinvolgendo anche altri corsi di laurea”.

Cornelli è docente di criminologia e giustizia riparativa al dipartimento di scienze giuridiche. “Quando ho iniziato a insegnare questa disciplina dentro il carcere ai detenuti mi sono fatto delle domande - spiega - E così diversamente da quanto avviene in aula sono partito dal confronto di esperienze su temi generali ed esistenziali per approdare poi alle teorie. Potare l’università dentro il carcere significa garantire il diritto allo studio per tutti ma anche fare in modo che l’esperienza detentiva non si consumi con il solo passare del tempo fino al termine della pena”.

Al termine delle lezioni dentro il carcere di Monza, Cornelli ha chiesto ai partecipanti una restituzione scritta di quanto avevano vissuto. “Sono tutte riflessioni personali e molto profonde, segno che qualcosa è stato seminato”, ha concluso.