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di Luca De Vito


La Repubblica, 3 luglio 2021

 

Sono accusati di vari reati tra cui lesioni, abuso d'ufficio e violenza privata. Il processo si aprirà a novembre. Calci e pugni nel corridoio della casa circondariale di Monza. Cinque tra agenti e ispettori della polizia penitenziaria brianzola sono stati rinviati a giudizio ieri per i reati di lesioni aggravate, falso, calunnia, violenza privata, abuso d'ufficio e omessa denuncia: reati contestati per l'aggressione ai danni di un detenuto che risale all'agosto del 2019.

A tenere il filo di questa storia e a ricostruire i fatti confluiti in una denuncia, sono stati gli avvocati dell'associazione Antigone che si occupa di diritti dei detenuti. Tutto è cominciato con la telefonata all'associazione da parte del fratello della vittima che ha raccontato la violenta aggressione fisica presso la Casa circondariale di Monza. La colpa del detenuto, U. M., sarebbe stata quella di aver portato avanti una protesta, lo sciopero della fame, per chiedere di essere trasferito in un altro carcere.

L'uomo è stato colpito proprio quando, in barella, un'infermiera lo stava riportando in cella. Agli atti dell'inchiesta c'è anche un video che mostrerebbe l'aggressione, ma che viene contestato dagli avvocati difensori degli imputati. Calci e pugni erano addirittura costati al signor U.M, un provvedimento disciplinare che lo aveva posto in isolamento (provvedimento che poi è stato impugnato). L'associazione nel settembre del 2019 ha fatto un esposto alla procura di Monza che un anno dopo ha portato avanti il procedimento, la quale ha però anche chiesto (e ottenuto) l'archiviazione per il reato di tortura.

Ieri mattina il rinvio a giudizio per i cinque uomini della Penitenziaria, di cui un commissario che non avrebbe partecipato fisicamente al pestaggio. "Nei giorni in cui è esploso il caso delle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, quello che arriva da Monza è un altro segnale importante di come non ci debba essere spazio per l'impunità davanti ad episodi di questo tipo - ha dichiarato Patrizio Gonnella, presidente di Antigone che si è costituita parte civile nel procedimento - Ora attendiamo l'inizio del processo penale che, anche in questo caso, dovrà stabilire cosa accadde nell'istituto di Monza.

Come sempre, ci auguriamo che anche in questo caso il governo si costituisca parte civile per dare un segnale forte a tutti gli operatori penitenziari, soprattutto a coloro che ogni giorno svolgono il proprio lavoro nel rispetto della Costituzione e quindi della dignità dei detenuti. Segnale arrivato dall'Amministrazione Penitenziaria che, nel caso specifico, ha collaborato affinché si accertassero i fatti".