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di Barbara Calderola

Il Giorno, 1 novembre 2025

Gli amministratori del Vimercatese con l’associazione Nessuno tocchi Caino alla casa circondariale. Il garante dei detenuti Roberto Rampi: “Troppi ospiti sono fantasmi, servono scelte impopolari”. Più di 700 persone,722 per l’esattezza, per 441 posti, 93 hanno meno di 25 anni, la media delle pene è di 5. Bastano pochi dati per capire “il pugno allo stomaco” rimediato dagli amministratori del Vimercatese visitando il carcere di Monza. Mercoledì, giornata di impegno per sindaci e consiglieri di Agrate, Usmate Velate e Burago accompagnati da Nessuno tocchi Caino e da Roberto Rampi, garante dei detenuti.

In serata un Consiglio comunale aperto ha chiuso l’iniziativa “Verso la fine della pena”. Rita Bernardini in aula ha snocciolato i numeri. “A Monza in cella sono in 3 in 9 metri quadrati, a cui va tolto lo spazio per letti e mobili, posto sufficiente per una persona al massimo due - ha sottolineato la presidente di Nessuno tocchi Caino -. In 200 hanno bisogno di cure psichiatriche, 350 sono tossicodipendenti. Metà dei detenuti sono stranieri, molti dei quali irregolari, quindi senza documenti. Fantasmi, persone che non esistono. E che una volta fuori non avranno diritto a nulla e torneranno a delinquere. Serve un cambio di paradigma”.

“Solo entrando in cella si può capire - ha aggiunto la tesoriera Elisabetta Zamparutti. I penitenziari sono affollati anche soprattutto a causa dei reati di droga, cioè del proibizionismo”. “Sono convinto che la stragrande maggioranza delle persone creda che il carcere e le sofferenze che infligge siano giuste - ha sottolineato Rampi -. Basta entrarci una volta per capire invece che non è così. Ecco perché un ruolo come il mio deve essere innanzitutto politico.

Perché la politica ha il compito di fare delle scelte, anche impopolari; ha il compito di attivare le persone, anche e soprattutto attraverso la conoscenza. E proprio la visita compiuta è un’azione di diritto alla conoscenza”. La chiave di volta secondo lui è il lavoro, “unico strumento in grado di dare dignità e un futuro a chi spesso non ha alternative”.

Al termine l’impegno di creare, proprio in Brianza Est, “quella rete che consenta di offrire una possibilità dopo la detenzione, un futuro a chi ha sbagliato”. Coda polemica della minoranza di centrodestra che ha puntato l’indice sull’appuntamento “trasformato dal centrosinistra in un comizio”. Per protesta i gruppi hanno lasciato l’aula.