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di Rosella Redaelli

Corriere della Sera, 31 ottobre 2026

Responsabile dei montaggi è Michele, un giovane ergastolano. Il podcast “Un universo oltre i confini” realizzato con la cooperativa Universo di Cisco per andare oltre il pregiudizio è una iniziativa dell’associazione “Zero Confini Ets” fondata da Antonetta Carrabs 10 anni fa all’interno della Casa Circondariale di Monza. L’appuntamento è ogni lunedì pomeriggio all’interno della biblioteca della Casa Circondariale di Monza. Michele, Alessandro, Luca, Giuseppe, Sami, Sergio, Gian Luca prendono posto davanti ai computer. Sono parte della redazione voluta nel 2016 da Antonetta Carrabs, giornalista, poetessa, presidente dell’associazione Zero Confini Ets.

“Siamo nati come associazione nel 2006 - spiega Carrabs - abbiamo portato la poesia negli ospedali, nelle case di riposo, nei luoghi dove ci sono fragilità. Da dieci anni siamo nel carcere, diamo voce a chi non ha voce attraverso il magazine Oltre i confini, in cui ognuno è libero di raccontarsi”. Da poco al magazine semestrale si è affiancato anche il podcast “Un universo oltre i confini”, niente immagini, solo audio e quelle voci che arrivano da oltre quel muro di via Sanquirico. Una ventina di minuti a puntata, da ascoltare su Spotify.

Il responsabile del podcast è Michele, il più giovane: se la cava bene con le nuove tecnologie, registra, si occupa dei montaggi. Tra quelle mura passerà il resto della sua vita: ha un ergastolo da scontare per aver ucciso un coetaneo. Per soldi. È lui a parlare di libertà: “Quando sono arrivato qui dentro pensavo di aver perso tutto, poi ho capito che non avevo mai avuto nulla e che non ero libero nemmeno fuori. Sono sempre stato schiavo di qualcosa. Dei soldi soprattutto”. Alla sua voce si aggiunge quella degli altri: “Ho perso gli ultimi anni di vita di mio padre - dice Alessandro - e la fiducia dei miei due figli. Li ho delusi e persi per sempre”.

Tra loro c’è chi ha lavorato per 30 anni in modo onesto, ma in carcere è finito a causa della ludopatia: “In un attimo - dice - ho perso non solo la libertà, ma 30 anni di lavoro, la stima, la socialità. Vorrei che gli altri non mi giudicassero come uno scarto”. Parole e pensieri che arrivano dritti al cuore. Poi i loro desideri che prendono forma.

C’è chi si vede sulla spiaggia con i nipotini, chi davanti ad una pizza fumante insieme alla mamma: “È da vent’anni che non mangiamo insieme”, chi invece vorrebbe solo trascorrere del tempo in famiglia e chi recarsi sulla tomba del figlio “per stare con lui”. “Abbiamo voluto questo podcast insieme alla cooperativa Universo di Cisco - prosegue Carrabs - per andare oltre le mura, oltre il reato, oltre il pregiudizio. Perché oltre ogni confine c’è una persona, e dentro ogni persona c’è un universo”.