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di Franco Taverna*

Corriere della Sera, 17 aprile 2026

L’opera realizzata da 15 adolescenti di SpazioTre, centro diurno educativo integrato di Fondazione Exodus don Antonio Mazzi e Consorzio Exit, in scena il 16 aprile dalle 14 alle 18 davanti alla Stazione ferroviaria di Monza. Che meraviglia, le ragazze e i ragazzi quando hanno la possibilità di esprimersi. Quando i grandi danno loro la possibilità, lasciano nelle loro mani le occasioni, gli spiragli per sussurrare, urlare, buttare fuori la rabbia o l’entusiasmo. Leggete con calma questi frammenti di testi scritti da adolescenti, piccoli uomini e piccole donne di 13, 15, 17 anni. Leggete senza distrazioni, pesando le parole: sono pensieri, sono sassi, sono fiori, dirette a voi, dirette a noi.

“E scrivo lettere per te con l’inchiostro fatto di paure, se tornerai ti stringerò più forte, qui siamo tutti figli persi con sogni nel cassetto ma io li tengo stretti al petto come fossero i tuoi abbracci, baci, sentimento. E senti le urla che esplodono dentro me come voci morte sotto un tetto, come bombe che cadono nel petto”.

“La violenza è un’ombra, che segue ogni passo / un’eredità di dolore, (che si tramanda) di generazione in generazione/ le donne lottano, per trovare la loro voce / per dire no, per dire basta, per dire è abbastanza”.

Questi brani fanno parte di un musical urbano diffuso realizzato dai ragazzi di SpazioTre, centro diurno educativo integrato di Fondazione Exodus don Antonio Mazzi e Consorzio Exit, in scena davanti alla Stazione ferroviaria di Monza giovedì 16 aprile (dalle 14 alle 18). Sono le parole di Amelijia, Claudia, Emily, Gabriel, Iago, Joshua, Martina, Sabrina, Salvatore, Sara, Simone, Sindi, Tamara, Yeva, Zoe: 15 adolescenti che raccontano con il loro linguaggio diretto, senza mezze misure e senza risparmiarsi, temi “ grandi” come la non violenza e ti spiazzano e ti meravigliano. 

L’idea degli educatori di SpazioTre, Gabriele Caporali, Simone Giovanetti e Silvia Santin, della vocal coach Fiorella Bisogno, di 4cmp Academy e della regista Silvia Briozzo era di valorizzare il loro protagonismo. Hanno costruito con loro una performance unica, intrecciando le storie individuali in una storia collettiva con musica, teatro, movimento, spoken word e poesia. Il nostro compito non è cambiare i ragazzi, plasmarli secondo un modello che abbiamo in testa noi. Il nostro compito è aiutarli a diventare ciò che sono già, in potenza. Far crescere la bellezza che è già dentro di loro, anche se coperta da tanta confusione, da tanto dolore, da tanta rabbia. Il brutto anatroccolo non deve smettere di essere se stesso. Deve solo trovare l’acqua giusta in cui riconoscersi, specchiarsi e dire: “Ah, ecco chi sono davvero!”. Così, grazie anche al Comune di Monza e Ferrovie dello Stato, gli adolescenti di SpazioTre ci diranno chi sono, trasformando lo spazio urbano in una scena aperta e partecipata.

*Vicepresidente Fondazione Exodus - Don Mazzi