di Piero Sansonetti
L’Unità, 27 giugno 2026
Mauro Moretti è stato chiuso in una gabbia. Molta gente esulta, perché dice che finalmente in prigione ci va un potente. E che una società giusta e moderna deve essere così: i potenti in cella. Io invece penso che sia una giornata molto triste. Imprigionare delle persone, se non per ragioni eccezionali di sicurezza pubblica, è un gesto di sopraffazione che confligge con qualsiasi etica. Nel momento stesso nel quale supera il cancello di ferro qualsiasi persona diventa un “ultimo”. Tra Mauro Moretti e un rom, o un piccolo spacciatore, non c’è nessuna differenza. Tutti vittime della ferocia dello Stato giustizialista.
Moretti non doveva andare in galera per due ragioni. La prima, molto importante, è che era ed è evidentemente innocente. La strage di Viareggio del giugno del 2009, quando un treno che trasportava liquidi infiammabili deragliò mentre passava nella stazione, esplose e uccise 32 persone, è avvenuta senza nessuna colpa dell’amministratore delle ferrovie. Moretti è innocente. Non poteva fare nulla che fosse nei suoi compiti per evitare quell’incidente.
La seconda ragione per la quale non doveva andare in prigione è che tutte le volte che una persona entra in quelle gabbie, violando i principi essenziali della cultura liberale e moderna, è una sconfitta della società e un atto infame da parte dello Stato.










