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di Silvia Madiotto

Corriere di Verona, 20 agosto 2026

Alessandra Moretti, eurodeputata del Partito Democratico, è molto dura sul femminicidio di Tania: “È stata coraggiosa, ha denunciato. Non è stata protetta”. Per salvare le donne, dice, servono carcere preventivo ed educazione al rispetto fin da piccoli. “Tania è stata una donna coraggiosa che ha denunciato l’uomo violento. La grande responsabilità, in questa vicenda dolorosa, è del sistema giudiziario”. Alessandra Moretti, eurodeputata del Pd e avvocato, va dritta al punto: “Servono misure cautelari che, invece, vengono applicate solo in casi estremamente rari nonostante le denunce, come conferma questo caso. I braccialetti, i domiciliari, non bastano. Per tutelare le donne serve la detenzione, l’isolamento, l’allontanamento completo del violento prima che la situazione esploda”.

Bisogna incrementare pene detentive?

“Non basta individuare il reato e aumentare la pena. Il femminicidio, omicidio aggravato da ragioni di genere, maschiliste, patriarcali e discriminatorie, che il Parlamento ha approvato in modo trasversale, continua a essere un fenomeno esteso, al di là di ciò che può pensare Vannacci. Manca un’adeguata protezione di chi denuncia”.

Sta qui il fallimento, il cortocircuito che ha portato all’omicidio di Tania?

“Bisogna agire su più livelli. Il primo è la custodia cautelare, che viene applicata pochissimo. Il secondo è dotare le forze dell’ordine di finanziamenti, strumenti e formazione. Il terzo è l’educazione, il lavoro sulle future generazioni. Dino Keber aveva più di 40 anni, era un caso irrimediabile, questi uomini non guariscono, sono persi. Per questo è importante lavorare sui giovani come fa la Fondazione Cecchettin. Portando l’educazione al rispetto nelle scuole fin da piccoli. Ma non per parlare di sessualità, come sostengono gli esponenti del governo per dire no a questi percorsi educativi”.

Formando ragazzi e ragazze fin dalla scuola, è possibile limitare la violenza?

“Ai piccoli si parla di attenzione e cura dell’altro, ai più grandi si spiega che la sessualità è una cosa bella, fatta con testa e cuore, e che non si impara su YouPorn. La donna non è un oggetto come nei video. Ma il centrodestra rifiuta per motivi ideologici e non capisce che così facendo rischia di rovinare un’intera generazione che si auto-educherà attraverso siti vergognosi come Miamoglie o Phica.eu. E le ragazze continueranno a essere ammazzate. La premier Meloni, donna e mamma di una bambina, nega alla scuola uno spazio proposto e gestito da esperti che, con le dovute differenze nell’affrontare età e grado scolastico, si approcciano al bambino e al ragazzo cosa significano amore e rispetto. Dobbiamo parlare anche con le ragazze: la gelosia non va confusa con l’amore, il possesso non è amore”.

Chi deve agire? Scuola, istituzioni, famiglie?

“La responsabilità più grande è di chi non vuole vedere un problema grande come una casa. Anche nel nostro Paese ci sono ipocriti. Durante un colloquio in questura a Vicenza abbiamo parlato dei dati: molestie, maltrattamenti e violenza domestica sono in aumento e sono trasversali a tutti gli strati sociali. Ma anche la società ha delle colpe”.

Di che tipo?

“L’indifferenza a discriminazioni e pregiudizi. A donne trattate come una cosa di proprietà. Il rispetto si impara a casa e a scuola, anche con l’esempio della famiglia. E intanto in Italia aumentano le malattie sessualmente trasmissibili”.

Lei ne ha fatto anche una campagna fuori dalle università venete, nei mesi scorsi...

“Sì, “Fallo con amore”, distribuendo materiale informativo e preservativi. E continuerò a parlarne, è un problema enorme. Per questo voglio continuare ad affrontare questo tema con i ragazzi”.