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di Laura Distefano

La Sicilia, 6 luglio 2026

Oggi alla Camera dei deputati la presentazione di un testo che apre squarci su casi rimasti nei cassetti Marta Silvestre firma con Andrea Turco “Morire di Naia” Fra le storie documentate, quella di Tony Drago morto esattamente 12 anni fa. Ci sono eventi che non capitano per caso. Ci sono storie che si incrociano e diventano tessuto connettivo. È quello che è capitato a Marta Silvestre con il caso del siracusano Lele Scieri, l’allievo paracadutista di 26 anni trovato morto il 16 agosto 1999 ai piedi della torre di asciugatura dei paracadute nella caserma Gamerra di Pisa. “Mi trovavo a Roma e ho cominciato a seguire i lavori della Commissione d’inchiesta sulla morte di Scieri”, racconta Silvestre a “La Sicilia”.

All’epoca Marta non era ancora una giornalista nel senso “formale” della parola. E forse “ho capito che volevo fare la cronista proprio seguendo la storia di Scieri”. Ha cominciato a spulciare carte, leggere audizioni. Poi si è aperto il processo: udienza dopo udienza. Telefonata dopo telefonata. Il percorso le ha fatto incontrare la mamma di un altro siracusano: Tony Drago. Il giovane è stato trovato senza vita nella notte fra il 5 e il 6 luglio 2014 nella caserma Sabatini di Roma. Una nuova storia che si è trasformata in un’inchiesta giornalistica. “La mamma di Tony mi ha fornito tutta la documentazione”, spiega ancora la cronista. Quelle carte “gridavano” le tante (troppe) anomalie sulle indagini. Accertamenti frettolosi che hanno scritto la parola “suicidio” sul fascicolo Drago.

Lele e Tony sono solo due delle cinque storie che Marta Silvestre, assieme al collega Andrea Turco, ha deciso di rendere “vive” nel libro, edito da Zolfo, “Morire di Naia”. Il sottotitolo (“Oltre e i silenzi delle caserme italiane”) racchiude la fatica incontrata dai due autori nella raccolta di atti, faldoni, testimonianze. Perché le Istituzioni queste storie forse le avrebbero volute seppellire. Marta e Andrea hanno tenuto la barra dritta e hanno superato anche ostacoli e resistenze. E mentre il libro-inchiesta prendeva forma le altre storie arrivavano. Giovanni Cosca da Gela, Marco Mandolini dalle Marche, Riccardo Rasman da Trieste. “Il caso di Riccardo è diventato la chiusura perfetta del libro, poiché mostra le conseguenze a lungo termine della violenza istituzionale”, spiega Marta Silvestre. Le cinque storie hanno un denominatore comune: il nonnismo. Eppure nel libro questa parola non è mai usata. “Una scelta comunicativa precisa: abbiamo evitato questa parola in favore di termini più crudi e precisi come “violenza”, “abuso” e “sopruso”“, argomenta l’autrice. Lo stile è quello della cronaca asciutta e documentale. “Il lettore non troverà opinioni personali, ma solo fatti. Analisi di documenti, perizie, intercettazioni”.

“Morire di Naia” è un testo che ha “l’obiettivo di cucire insieme le vite e le storie di queste cinque vittime. Il caso di “Lele Scieri” è l’esempio di come un’azione collettiva e una ricerca ostinata della verità possano portare al raggiungimento della giustizia”. Gli altri quattro casi infatti hanno avuto un epilogo diverso. Archiviazioni “inaccettabili”. “Il tema - commenta l’autrice - è sicuramente divisivo, specialmente in un clima politico come quello attuale che rivaluta il militarismo”. Le caserme (e il mondo militare in generale) non possono rimanere un cosmo parallelo e blindato. Quelle vittime meritano verità e giustizia.

Oggi nel dodicesimo anniversario della morte di Tony Drago, il libro arriva alla Camera dei deputati. Una piccola vittoria se si pensa che quel Palazzo ha risposto “picche” a diverse “pec” di richieste di accesso agli atti. Ma la presentazione di oggi pomeriggio a Roma “rappresenta l’opportunità di portare le storie a un livello istituzione e quindi stimolare nuove indagini”. All’incontro oltre ai due autori e all’avvocato della famiglia Drago, Dario Riccioli, interverrà il parlamentare Filippo Scerra del Movimento 5 Stelle, che illustrerà anche la proposta di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Tony Drago.

Marta Silvestre ha un piccolo sogno. Quello di vedere il libro arrivare nelle mani di tanti giovani, affinché “possano riflettere sulla realtà della violenza istituzionale e militare”. In un’epoca in cui siamo bersagliati da notizie e informazioni, questo testo può diventare un modo per fermarsi, respirare il profumo della carta, e comprendere che esistono storie come quella di Tony per cui vale la pena lottare. Scavare. Scrivere. E leggere.