di Laura Carrer
Il Domani, 26 agosto 2026
Il 41enne è morto dopo essere stato colpito col taser. Dei vicini di casa hanno spiegato come si è svolto l’intervento. A uno di loro i militari hanno suggerito di dire che l’operaio era “aggressivo”. E i colpi di taser sarebbero stati 4. Elton Bani era “agitato”. Così lo descrive il primo testimone ascoltato dal giudice del tribunale di Genova durante l’incidente probatorio dello scorso 6 luglio. È un vicino di casa che ricorda come l’uomo fosse “agitato, stava male, ma non era aggressivo”, e che “bisognava portarlo in ospedale”. Un secondo testimone, che ha assistito alla scena da più lontano, conferma uno stato simile: Bani era “nervoso”, “parlava e urlava in italiano e in albanese”. Ma non stava mettendo in pericolo né lui né nessun altro.
Cosa è successo - Le deposizioni ripercorrono l’intera vicenda. È il 18 agosto 2025. Davanti al palazzo di Via Enrico Mattei 4, a Sant’Olcese in provincia di Genova, arriva un’ambulanza, chiamata da due abitanti del palazzo. Bani, operaio di origine albanese di 41 anni, è seduto in macchina e parla al telefono. A un certo punto mette in moto e percorre un breve tratto a zig zag, fermandosi poco dopo. Gli operatori del 118 cercano per quindici minuti di calmarlo e convincerlo a farsi accompagnare in ospedale.
Non riuscendoci, chiedono l’intervento dei carabinieri. Arriva una prima volante, e i due militari si avvicinano all’uomo. Secondo il primo testimone, che ha assistito all’intera scena, uno dei due carabinieri gli chiede cosa stia succedendo. Poco dopo arriva una seconda pattuglia, che si ferma dietro la prima. A quel punto, racconta il testimone, uno dei militari appena arrivati “ha preso l’acqua che Bani stava bevendo e gliel’ha buttata via”, quindi “l’hanno tirato fuori dalla macchina, gli hanno girato le mani sopra il tetto e lì hanno cominciato a toccare per vedere cosa avesse nelle tasche”. La perquisizione di Bani e dell’auto non porta a nulla. I carabinieri dicono quindi all’uomo: “Se non vuoi andare in ospedale non puoi stare qua, devi andare a casa”.
Bani però non intende seguirli. Su questo passaggio emergono due versioni. Secondo il primo testimone, i militari lo prendono di forza per portarlo dentro il condominio. Il secondo testimone, invece, sostiene che Bani sia sceso dall’auto in modo tranquillo e volontario e che, insieme ai quattro carabinieri, si sia diretto verso l’ingresso del palazzo. Da lì in poi non riesce più a vedere la scena - era a distanza di 50 metri circa - ma riferisce di aver sentito un militare dire “O sali o ti faccio scendere”.
Il primo testimone, incuriosito da quanto accade, segue il gruppo all’interno del portone. L’intervento, da quel momento, dura circa 15-20 minuti. Bani, che non vuole salire in casa, si aggrappa con la mano destra alla ringhiera della prima rampa di scale. I carabinieri cercano di staccarlo, anche con alcuni colpi. Contemporaneamente, secondo il racconto, lo prendono dalle gambe facendolo scivolare lungo le scale. Una volta a terra, Bani viene colpito con uno schiaffo e un calcio sul fianco. In quattro anni sette persone sono morte dopo l’uso del Taser: tutte le zone d’ombra dell’arma A terra, girato a faccia in giù, i militari riescono ad ammanettargli solo un polso; l’altra mano resta sotto la pancia, dove l’uomo tiene il bancomat, le chiavi di casa e una banconota. È in questo momento che, secondo il testimone, uno dei carabinieri avvisa i colleghi dell’uso imminente del taser: “Attenti, sparo”.
Gli altri si allontanano e Bani, che nel frattempo riesce a divincolarsi, viene colpito al busto. Nonostante il colpo, i militari non riescono a immobilizzarlo e decidono di sparare una seconda volta: i dardi colpiscono sia Bani sia la mano di un carabiniere. L’uomo riesce nuovamente a liberarsi, anche se provato. Il taser viene quindi passato a un altro militare e, mentre Bani si trascina verso l’uscita, viene colpito una terza volta alla schiena.
La fine - A quel punto i militari riescono ad ammanettarlo. Subito dopo, però, gridano agli operatori del 118 “Non respira, non respira. Venite veloce perché non respira”. Il testimone racconta che, mentre aiuta gli operatori a spostare Bani all’interno del portone, l’uomo perdeva “tanta acqua dalla bocca e liquido giallo”. I soccorritori chiedono di togliere le manette per tentare la rianimazione, ma Elton Bani non si riprenderà più. Poco dopo arriva una terza auto dei carabinieri. Il testimone riferisce che gli viene chiesto se abbia visto la scena, e che i militari gli avrebbero detto “Tu devi stare dalla nostra parte e dire che era aggressivo”.
Per il pubblico ministero Paola Calleri, l’incidente probatorio sui due testimoni oculari è rilevante per due ragioni. Da un lato, nelle annotazioni di servizio di quel giorno i militari avevano scritto che Bani fosse molto aggressivo, che cercasse una colluttazione e che tentasse di sottrarre la pistola d’ordinanza a uno di loro: circostanze smentite dalle testimonianze.
Dall’altro, i carabinieri hanno dichiarato che il primo colpo di taser che ha raggiunto uno di loro fosse il primo sparato, giustificando così l’esplosione degli altri tre. Anche questo punto è stato contestato dal vicino di casa presente sulla scena, secondo cui i colpi di taser sono stati quattro. Uno al petto di Bani, il secondo sia su Bani sia sulla mano del carabiniere, il terzo non andato a buon fine e l’ultimo alla schiena dell’operaio.
Ora la pm dovrà decidere se rinviare a giudizio i quattro militari attualmente iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo e falso ideologico. La morte dell’uomo colpito dal taser della polizia: “Picchiato con bastoni”, tre indagati ma non sono gli agenti









