di Floriana Rullo
Corriere della Sera, 23 giugno 2026
Torinese, aveva 88 anni. Il libro “Fine pena: ora” contiene tutte le lettere scritte a un detenuto che lui stesso aveva condannato all’ergastolo. “Caro presidente”. “Caro Salvatore”. Per oltre 26 anni Elvio Fassone, giudice torinese, si è scambiato migliaia di lettere con un detenuto che lui stesso aveva condannato all’ergastolo al termine di un maxiprocesso alla mafia catanese iniziato nel 1985. Salvatore era finito in carcere nell’83 all’età di 33 anni, ma aveva conosciuto la galera già a 27 anni e aveva sulle spalle 15 omicidi. Elvio Fassone è morto a 88 anni. Giudice, anche componente del Csm, e senatore della Repubblica per due legislature, era nato a Torino il 4 marzo 1938.
Si era laureato in Giurisprudenza all’università del capoluogo. Era molto legato a Pinerolo, dove aveva ricoperto l’incarico di pretore prima del trasferimento alla presidenza della Corte d’assise di Torino. Proprio da Pinerolo partì la sua corsa a Palazzo Madama, dove approdò nel 1996 per rimanere dieci anni.
Ma a renderlo celebre anche quelle lettere, custodite tutte nel libro “Fine pena: ora” edito da Sellerio. “Caro presidente”. “Caro Salvatore”: le lettere iniziano tutte così. Tranne una, quella in cui Salvatore racconta di aver tentato il suicidio. “L’altra settimana ne ho combinata una delle mie. Mi sono impiccato. Mi scusi”. E ancora nelle lettere si leggono racconti di una vita che trascorre lenta, in carcere. “Presidente, se io nascevo dove è nato suo figlio adesso era lui nella gabbia e io caso mai avvocato e forse anche bravo” dice il detenuto. Un libro che per il giudice era diventato una sorta di riflessione potente sulla pena, la dignità e la possibilità di cambiamento. Fassone non ha mai messo in discussione la giustizia della condanna, ma ha sempre difeso l’idea che nessun uomo possa essere ridotto definitivamente al proprio reato.
Accanto alla toga, anche l’impegno politico: fu senatore della Repubblica per due legislature, eletto nel collegio di Pinerolo, portando in Parlamento
le sue battaglie su giustizia e diritti. “Ha rappresentato una pagina importante per Pinerolo e il Pinerolese; per la semplice ragione che Elvio è sempre stato un punto di riferimento: politico, culturale e sociale - dicono gli appartenenti al Pd di Pinerolo -. E non solo nel campo della sinistra democratica. Certo, è stato un qualificato magistrato, ha ricoperto per due mandati l’incarico di senatore, ma, soprattutto, era conosciuto e stimato per la sua grande, oggettiva e indubbia autorevolezza. Morale, innanzitutto, ma anche politica e culturale. E nel Pinerolese, il suo territorio, non ha mai disdegnato il confronto, il dialogo e la sua naturale propensione ad approfondire i problemi, le questioni e i temi che di volta in volta si affacciavano e che emergevano dalla società. In ultimo, ma non per ordine di importanza, con Elvio Fassone perdiamo una persona che ha contribuito, con il suo lavoro e con la sua azione pubblica, a rafforzare la qualità della nostra democrazia e a impegnarsi per far vivere ogni giorno i valori e i principi contenuti nella nostra Carta costituzionale”.










