di Federica Cravero
La Repubblica, 9 giugno 2021
Il colpo di scena è una delle tante anomalie sulla vicenda che ha travolto il tribunale di Verbania. Sarà anche frutto di un automatismo e di un ritorno al "giudice naturale", come si sono affrettati a dire negli uffici giudiziari, ma è un dato di fatto che il fascicolo sul Mottarone è l'unico riassegnato alla gip Elena Ceriotti dopo il suo rientro, esonerando la collega Donatella Banci Buonamici che aveva fatto da "supplente".
Per un numero consistente di altri casi infatti non è stato preso lo stesso provvedimento e sono rimasti sulla scrivania dei giudici che li avevano trattati in questi quattro mesi, quando Ceriotti era fuori servizio. Dunque il documento con cui il presidente del tribunale di Verbania, Luigi Montefusco, spiega perché ha tolto dal caso la giudice che ha scarcerato i tre indagati è un provvedimento ad hoc che ha sollevato le ire degli avvocati che già il primo giorno parlavano dell'anomalia di "cambiare arbitro a partita iniziata: non si è mai visto". Il retroscena è uno dei passaggi che la Camera penale di Verbania indica tra le motivazioni che hanno spinto gli avvocati a un giorno di astensione, il prossimo 22 giugno. Ma nel documento si parla anche di influenze di alte cariche della magistratura.
La vicenda in ogni caso non finisce qui poiché il documento passerà alla valutazione del consiglio giudiziario di Torino e la giudice Banci Buonamici avrà la possibilità di fare delle deduzioni. Poi, dopo il parere del consiglio, la vicenda sarà trattata dal Csm. Si fa fatica a capire anche perché il presidente del tribunale abbia sollevato la gip dal caso dopo che lui stesso aveva approvato che se ne occupasse e perché abbia scritto il documento il giorno dopo averla invece appoggiata quando aveva ricevuto delle minacce per il suo operato. Certo è che la vicenda ha creato scalpore ed è stata uno dei momenti più accesi di una dialettica già infuocata tra anime della magistratura sul caso della funivia che va avanti da giorni. Ieri sembrava il giorno in cui tirare le fila, invece la situazione si è ulteriormente complicata.
La giornata era iniziata con l'attesa di un sopralluogo a Stresa. Sul Mottarone erano arrivate squadre di vigili del fuoco, protezione civile, elicotteristi, soccorso alpino, carabinieri, tutti attorno al consulente della procura, l'ingegnere Giorgio Chiandussi, che guardavano da destra e da sinistra la carcassa della cabina numero tre, accartocciata contro gli alberi da più di due settimane, per capire come rimuoverla - probabilmente con l'elicottero - senza danneggiare pezzi utili alle indagini.
Nel frattempo la giudice Donatella Banci Buonamici era impegnata a rispondere alla richiesta dell'avvocato Marcello Perillo che domandava di fare al più presto un incidente probatorio, con un perito super partes nominato dal tribunale, per capire quali fossero le cause dell'incidente, dal perché la fune si è rotta alle anomalie ai freni che avevano indotto il caposervizio a far viaggiare la cabina con il freno disinserito, cosa che poi ha provocato lo schianto della vettura e la morte di 14 persone. Una richiesta fatta con urgenza, prima che le intemperie (e l'improvviso e violento temporale di ieri è stato un monito) alterino la scena.
Forse la gip aveva già persino finito di scrivere quella risposta. E comunque sicuramente ci aveva lavorato a lungo, analizzando anche punto per punto le deduzioni della procura che chiedevano più tempo per identificare tutti i potenziali responsabili (oltre ai tre indagati che ci sono ora) trattandosi di accertamenti irripetibili. E tutti erano lì incuriositi a pensare se stavolta la gip avrebbe accolto l'opposizione delle pm Olimpia Bossi e Laura Carrera o se (come si mormora nei corridoi) avesse di nuovo dato loro contro, dopo aver smontato pezzo per pezzo e respinto dieci giorni fa la loro richiesta di tenere in carcere i tre indagati: il gestore della funivia Luigi Nerini, il direttore d'esercizio Errico Perocchio e il caposervizio Gabriele Tadino.
Invece il colpo di scena è arrivato nel primo pomeriggio quando, al posto dell'atteso responso, è arrivata la comunicazione che il presidente del tribunale sollevava la giudice Banci Buonamici dall'incarico assegnando il caso a un'altra gip. Stupore per gli avvocati. Stupore più grande per la gip Banci Buonamici, visto che in questi mesi aveva sostituito la collega assente altre volte ma non era stata esonerata dagli altri casi. E un'attesa che si è allungata di altri due giorni almeno per dare il tempo alla nuova gip di prendere in mano il fascicolo.
Inoltre anche oggi, mentre la nuova gip Elena Ceriotti sarà al lavoro per pronunciarsi sull'incidente probatorio, la procuratrice capo e la sostituta sono impegnate nel deposito del ricorso al Riesame contro la decisione di scarcere Nerini e Perocchio e di mettere ai domiciliari Tadini. Ancora attesa.
Sopratutto mentre sono tutti a discutere delle regole, il gioco è fermo: in questi giorni gli investigatori si sono impegnati soprattutto sul ruolo dei tre indagati, sentendo più volte gli stessi dipendenti. Un aspetto importante ma che non fa fare molti passi avanti nella ricerca della verità. E d'altra parte non si può neanche andare avanti sulle cause dell'incidente, visto che qualunque accertamento, anche solo esaminare la scatola nera, è un accertamento da fare alla presenza dei consulenti delle parti. Una situazione di stallo che la decisione della - nuova gip - potrà sbloccare.











