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di Matteo Pucciarelli


La Repubblica, 14 luglio 2021

 

Il fondatore si era speso con Draghi sulla prescrizione. Salta la visita a Roma. Tra domani e venerdì sul sito del Movimento si darà il via libera alla procedura per la votazione del nuovo Statuto dei 5 Stelle, quello che prevede tra le altre cose l'istituzione della figura del presidente: e siccome servono due settimane di preavviso agli iscritti per la consultazione, il nuovo corso con Giuseppe Conte diventerà ufficiale ad agosto.

Ma sono pratiche ormai di natura burocratica, il lavoro politico è concluso, la pace con Beppe Grillo non è stata sancita da un incontro semi-pubblico - il fondatore pareva arrivasse oggi a Roma, non sarà così ma comunque non si dovrebbe andare troppo per lunghe - però intanto si pensa a chi saranno i due vice dell'ex presidente del Consiglio nell'organigramma del partito, chi verrà nominato nella segreteria politica e chi nel Consiglio nazionale. Le indiscrezioni sulla nuova organizzazione sono state accolte con un certo malumore in quella parte di M5S che pensava, o sperava, che ci fosse quote di posti destinati alle candidature, poi votate dagli iscritti. Non sarà così: tutte le nomine saranno di Conte, poi agli iscritti spetterà vidimarle.

In questo quadro dove non sono previste sorprese dal "basso", i nomi ricorrenti sono quelli della sindaca di Torino Chiara Appendino, della ex ministra all'Istruzione Lucia Azzolina, della senatrice Paola Taverna. E poi, il ministro Stefano Patuanelli e Vito Crimi, la viceministra Alessandra Todde, oppure Alfonso Bonafede, ma anche della viceministra Laura Castelli.

Il punto è, per quel che riguarda la segreteria invece, ci saranno direttamente i big oppure loro persone fidate? Tutte le anime del M5S andranno in qualche modo rappresentate: dal fronte governista a quello più radicale vecchio stampo passando per la "sinistra" di Roberto Fico; senza dimenticare che tra i gruppi di Camera e Senato, con il primo numeroso più del doppio del secondo, una certa "rivalità" c'è. Molta attenzione va prestata anche alla composizione del Comitato di garanzia, organo che invece verrà nominato da Grillo e che gioca un ruolo fondamentale di equilibrio e di supplenza in caso di vuoto di potere: non sarebbe strano che ad esempio Luigi Di Maio, o qualcuno a lui molto vicino, ne fosse interessato. Conte si avvarrà anche di un Consiglio nazionale in cui entreranno di diritto i capigruppo di Camera e Senato e quello del Parlamento europeo, quindi per ora - in autunno a Montecitorio e Palazzo Madama è previsto un avvicendamento - Davide Crippa, Ettore Licheri e Tiziana Beghin. Ma al cui interno dovrebbero esserci anche delegati regionali.

Dopodiché, in questo ore sul fronte rapporti col governo tiene banco la strategia da adottare sulla giustizia. Un concetto è chiaro: il sì del M5S in Consiglio dei ministri alla riforma Cartabia è superato. Così com'è il testo non piace né a Conte né a una buona fetta di parlamentari. Quindi la determinazione è di modificarne alcune parti, meglio se in commissione Giustizia, senza arrivare allo scontro col resto della maggioranza a colpi di emendamenti in aula dove giocoforza si darebbe un'immagine di rottura. Oltre alla battaglia parlamentare per alzare l'asticella delle richieste, l'altra certezza è che Grillo lascia tutto il dossier specifico al (quasi) neo-presidente. Il garante si era interessato della vicenda la scorsa settimana, si era parlato addirittura di una sua telefonata con Mario Draghi - fatto mai confermato né smentito dai diretti interessati - ma ecco, non ci saranno future interferenze. Questa è l'assicurazione che arriva dal fronte Grillo. E non era affatto scontato.