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di Francesco Grignetti

La Stampa, 25 giugno 2024

Si torna finalmente a parlare delle carceri in Parlamento, per merito del deputato Roberto Giachetti, Italia viva, che testardamente ha voluto portare nell’Aula della Camera un suo disegno di legge che prevede un super-sconto di pena per i detenuti che hanno osservato la buona condotta. Passando da uno sconto di 45 giorni a 60 giorni (ogni sei mesi di detenzione con buona condotta), ci sarebbe un’immediata fuoriuscita di detenuti da celle sovraffollate. Ma la prima sorpresa è il silenzio assoluto della maggioranza e del governo in merito. Nessuno interviene. Rinuncia a parlare il viceministro Francesco Paolo Sisto. Parlano solo le opposizioni.

E dimostrano una plateale divisione: sono a favore il Pd, Avs e +Europa, Azione; contrarissimo invece il M5S, che non tradisce la sua anima giustizialista. “In questa Aula aleggia un decreto fantasma, quello sul carcere annunciato a più riprese dal ministro Carlo Nordio, e mai presentato - dice con amara ironia Giachetti Approvate allora la mia legge che permetterebbe un veloce sfollamento delle celle”. Ma anche se diversi esponenti della maggioranza a parole si erano detti disponibili a parlarne, così non sarà perché anche a destra c’è stata una analoga spaccatura e forse anche più feroce. Forza Italia sarebbe stata a favore per spirito di garantismo.

Dice l’onorevole Pietro Pittalis, Fi, vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera: “Per quanto ci riguarda, il tema è all’attenzione e - con un’espressione che penso possa riassumere bene il senso anche della maggioranza - non gireremo la faccia dall’altra parte”. Non c’è solo un gravissimo problema di sovraffollamento: 61 mila detenuti in celle che potrebbero ospitarne solo 48 mila. Ma stanno aumentando drammaticamente i suicidi. E le due cose stanno insieme. Che qualcosa vada fatto, insomma, è chiarissimo a tutti, governo incluso. Solo che al solo sentire di uno svuota-carceri non è insorto solo il M5S, ma anche la Lega, mettendo così sotto schiaffo il partito della premier.

Il sottosegretario leghista alla Giustizia, Andrea Ostellari, è stato chiarissimo, in un convegno qualche giorno fa organizzato da “Il Dubbio”, quotidiano del Consiglio nazionale forense: “Non saranno introdotti sconti di pena”. E siccome la Lega era già pronta all’assalto, anche Fratelli d’Italia si è adeguata. La scappatoia escogitata dal ministero della Giustizia consiste in un piano in tre punti: cambiare il procedimento attraverso il quale vengono riconosciuti i benefici, già previsti dalla legge, per i detenuti che aderiscono al trattamento e dimostrano buona condotta, snellendo le procedure e togliendo un secondo grado alle decisioni del magistrato di sorveglianza “salvo i casi di ricorso dell’interessato”; organizzare, partendo dall’esistente, una rete di comunità accreditate che dovrebbero “ospitare “ i detenuti a fine pena (già oggi, su 61 mila ristretti, almeno 7mila ne avrebbero diritto), ma che non possono beneficiare degli arresti domiciliari semplicemente perché non hanno un domicilio, con l’avvertenza che chi ci andrà deve impegnarsi in un percorso di formazione e lavoro; infine l’ennesimo piano per la costruzione di nuove carceri e nuove assunzioni. Tutto questo è stato annunciato dal ministro Nordio con due interviste nell’ultima settimana.

E invece nulla. Il decreto Nordio resta un “fantasma”, per dirla alla Giachetti. Giallo. Che cosa è successo? Da indiscrezioni si viene a sapere che palazzo Chigi è preoccupata dall’ingorgo di decreti in questo scorcio di estate. Ce ne sono già otto all’esame delle Camere, più un altro, quello sui Campi Flegrei, licenziato ieri: e siccome vanno convertiti tassativamente in legge nel giro di 60 giorni, il Parlamento non può umanamente farcela a trasformarne dieci in legge entro la pausa estiva. Ma al di là delle legittime preoccupazioni procedurali, c’è stata anche la valutazione politica che la maggioranza rischiava di entrare in una cattiva luce con il proprio elettorato a volersi preoccupare dei detenuti. E così l’estate passerà senza alcun tipo di provvedimento.