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di Giuseppe Legato

La Stampa, 8 febbraio 2025

Il segretario di Magistratura democratica: “L’obiettivo è delegittimare”. Il magistrato Stefano Musolino, segretario di Md, va dritto al punto: “È la prima volta che vedo una denuncia a mezzo stampa di questo tenore. Se l’interesse fosse stato quello di accertare un reato se ne sarebbe data comunicazione solo dopo che la Procura di Perugia si fosse espressa. La modalità, perciò, “dice” in modo eloquente che l’obiettivo reale sia indebolire, delegittimare, come peraltro si è provato già a fare per altre vie, la figura del procuratore Lo Voi”.

Dottor Musolino, ci racconta in una parola quello che lei percepisce stia avvenendo attorno al procuratore di Roma? Un assedio?

“Direi che la metafora dell’assedio esprime bene quello che sta succedendo”.

Si può dire che il caso Almasri e il fascicolo trasmesso al Tribunale dei Ministri possa essere la madre di quanto sta avvenendo attorno a Lo Voi o è una forzatura?

“C’è un dato oggettivo: soltanto dopo l’iniziativa di Lo Voi nella vicenda Almasri stanno venendo fuori una serie di fatti, circostanze e opinioni che lo riguardano e che tendono obiettivamente a delegittimarlo di fronte all’opinione pubblica. Si tenta di far passare sempre di più l’idea che non abbia agito nel rispetto di una norma facendo saggia interpretazione della stessa, ma allo scopo di colpire qualcuno”.

In definitiva?

“Si è scelto di fare della vicenda Almasri una questione giudiziaria per non dire che si è trattato di una scelta politica. Far passare dal tritacarne mediatico un professionista delle qualità di Lo Voi, è diventata un’arma di distrazione”.

Quindi, per lei, quello di Lo Voi nella vicenda Almasri è atto dovuto e non - maggioranza dixit - voluto?

“La cronistoria dei fatti sta dimostrando che quella scelta di Lo Voi è stata non soltanto conforme alle norme ma anche saggia”.

Perché ne è così sicuro?

“Immaginate cosa sarebbe successo se i ministri fossero andati a riferire al Parlamento senza essere a conoscenza prima che era stata fatta una denuncia e vi era iscrizione per alcuni di loro”.

Si sarebbe gridato a cosa?

“Si sarebbe detto, legittimamente, che sarebbero stati violati i loro diritti individuali di indagati esponendoli a una dichiarazione pubblica che avrebbe potuto nuocere alla loro difesa”.

Invece si è passati dal caso Almasri al caso Lo Voi. O, detta così, è troppo?

“È come se ci fosse bisogno di identificare un nemico, di presentarlo come tale all’opinione pubblica e lo si fa secondo una logica di personalizzazione delle istituzioni per cui soltanto alcune persone rappresentano gli interessi della nazione e chiunque si pone in contrasto con quelle scelte viene identificato come un nemico del bene comune”.

Sta tratteggiando uno scenario più vicino ad alcune realtà sudamericane...

“Diciamo che il clima internazionale è favorevole a percepire come legittime forme di personalizzazione del potere, di identificazione di singole persone nel sentire di un intero Stato, ma questo è estraneo al tessuto della nostra Costituzione e alla tradizione delle democrazie liberali”.

Che idea si è fatto della vicenda Almasri?

“Vi è stato un obiettivo favoreggiamento di Almasri: era catturato in Italia e non sono state messe in campo tutte le azioni necessarie per dare esecuzione al provvedimento della Cpi. Vorrei ricordare una cosa: la parola inglese che descrive cosa deve fare il ministro che riceve l’ordine di cooperazione della Corte penale è “surrender” che significa due cose insieme: consegna e resa. L’unica cosa che può fare il ministro è consegnarlo. Perciò, in quella vicenda si ripetono tutte le caratteristiche astratte del reato di favoreggiamento”.

Il Dis sosterrebbe che la procura di Lo Voi abbia “dimenticato” un atto classificato come secretato in un fascicolo consegnato a giornalisti indagati. È così?

“La norma evocata (verrebbe segnalata l’ipotesi di violazione dell’articolo 42 comma 8 della legge 124 del 2007) parla di necessità per il procuratore di curare che l’atto venga consegnato alle parti curandone la riservatezza; il che per definizione esclude la segretezza dell’atto stesso. Questo, quindi, non è più segreto e si tratta soltanto di gestirne l’uso. Per capirci: una cosa è il segreto altra è la riservatezza. Poi ci sarebbe un paradosso nell’ipotesi del reato da contestare…”.

Immaginare una rivelazione di segreto è scorretto?

“È l’unica visto che l’abuso d’ufficio è stato abolito in questo mandato”.